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Londra, for women only  

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Ester
Scritto da: Ester
Località: Londra
Durata: tre giorni, due notti
Data partenza: dal 04/12/2007 al
Viaggiatori: due
Nomi dei viaggiatori: Ester e Susan

Introduzione

Avventura semiseria di due donne abitualmente serissime ma che perdono la testa alla vista di scarpe, borse, gonne camicette, profumi, e tutto quello che può scatenare in loro l'istinto, di solito represso, delle shopping-alcohilc.

Londra, for women only, ovvero tre giorni (scarsi ma intensi) di tutto ciò che due amiche possono fare con a disposizione tempo libero, carte di credito e….centinaia di negozi nel centro della capitale più elettrizzante d’Europa.

Le Tappe del Viaggio

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


A  tutte le donne interessate, comunicheremo presto il risultato….

La prima cosa, fondamentale, non è tanto prenotare il biglietto aereo ( a dicembre, in mezzo alla settimana la Ryan Air offre sempre voli a 0,1 tasse escluse), quanto scegliere la “base” più adatta ai nostri shopping-raid. La mia amica Susan (originaria di Londra ma romana d’adozione) è molto rigorosa in questo.

L’albergo deve trovarsi a pochi passi dal triangolo delle Bermude (Oxford street, Regent Street, Bond street) perché l’ultima volta che abbiamo fatto shopping insieme in questa città alloggiavamo dietro Trafalgar Square ed è stato veramente un capolavoro di equilibrismo riuscire a rimanere in piedi sull’autobus che ci riportava in albergo con sedici pacchetti in sole due mani.


Dopo giorni di ricerche su internet, individuiamo ciò che fa per noi: il Sumner Hotel, centrale (fermata Marble Arch), recentemente rinnovato, ottime referenze. La  stanza costa un pò (la colazione è inclusa), ma per gli standard di Londra non è assolutamente un’esagerazione.

04/12/2007 Parto da Roma da sola poiché la mia amica mi ha preceduto di qualche giorno per andare a trovare dei conoscenti a Salisbury. Opto per il check in on line e 10 kg di bagaglio a mano (grave errore di leggerezza quando si tratta di fare due shopping days e specialmente se si viaggia con la Ryan Air) convinta di poter distribuire al ritorno alcune cose anche nella borsetta che quindi scelgo opportunamente capiente.

Arrivo puntuale a Stansted e, non avendo bagaglio da stiva, telefono alla mia amica avvisandola che arriverò puntuale al pranzo di sole donne in Piccadilly Circus, fissato per le 13,30.

A Liverpool street mi rendo conto che il costo della metro qui a Londra ha subito una notevole impennata rispetto a due anni prima: 4 sterline fino a Piccadilly, sola andata……Meglio il biglietto giornaliero degli autobus con i quali scorazzare a piacimento al costo modico di 3,50 sterline.

Comunque arrivo all’appuntamento davanti Fortnum and Mason debitamente affamata. Mi accolgono Susan ed una sua amica e mi portano a pranzo in una brasserie poco distante, tipicamente british nello stile e nel menù. Dopo pranzo, prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Sumner Hotel per depositare le valigie. L’albergo è esattamente come ce lo aspettavamo : esternamente è una bella casa  in stile tipicamente inglese, dentro è molto confortevole e accogliente. La stanza, la 104, è elegantemente arredata in tonalità chiare e fornita di aria condizionata e televisore a schermo piatto.

Appena il tempo di rinfrescarci un poco e liberarci del bagaglio e siamo di nuovo fuori, agguerritissime, per dare inizio alla nostra non stop di shopping selvaggio. Sono quasi le quattro del pomeriggio, pioviggina e sta per diventare buio ma ciò che conta è che i negozi saranno tutti aperti, almeno fino alle 20.

Oxford street: da qui parte la nostra spedizione. L’ordine del giorno prevede alcuni acquisti obbligati: un top grigio argento per dare luce al solito tailleur nero di capodanno, biancheria intima da Mark’s and Spencer, abiti da bambina per la nipotina di un anno di Susan (l’elenco che le ha fatto la figlia è minuzioso e non ammette errori), altoparlanti Apple per l’ipod shuffle (praticamente introvabili in Italia), il ripieno per i mint spice, pasticcini da mangiare a natale ed il Christmas Pudding per mio padre.

Poi, andiamo a braccio.

Su Oxford street scandagliamo ogni negozio con reparto bambini nel raggio di miglia (Next, H&M, Zara etc) ma è da Gap che troviamo la tuta da sci marrone che deve fare il paio con il pantalone acquistato da Gap a New York.

Compriamo anche un paio di chili di magliette, pantaloncini, vestitini  e quant’altro….

Ma è il top grigio argento che ci crea i problemi più grandi. Entriamo da John Lewis (così, così..), Debenhams (troppo ordinario), Mark’s and Spencer (non abbastanza fornito ma in compenso qui spendiamo 200 sterline in due in biancheria intima la cui qualità in rapporto al prezzo è veramente ottima), House of Fraser, Allders, Selfridges (esageratamente caro ma il reparto abbigliamento femminile è un vero sogno  e poi, se vuoi, ti danno anche la shopping assistent…) dove cerchiamo anche delle candele profumate alla gardenia (o era magnolia?) che risultano però introvabili.

Decidiamo di non farci sfuggire i negozi grandi firme di New Bond street e Old Bond Stret: cerchiamo il top da  Calvin Klein, Donna Karan, D&G, Ungano, Yves Sant Laurent, Blumarine, Chanel, Etro, ma più per autentico istinto omicida che per seria convinzione.

Negozio dopo negozio arriviamo all’incrocio con Regent street. Enormi globi di diversi colori decorano la strada, non dimentichiamoci che tra una decina di giorni è Natale…..Qui abbiamo due compiti fondamentali da espletare: giocattoli da Hamleys e altoparlanti per ipod all’Apple store.

Chiaramente, ci mettiamo in mezzo anche un saltino da Liberty per comprare un utilissimo borsellino porta centesimi che costa quanto una borsa di Furla ed un’agendina rossa (che solo qui pare si possa trovare) con i giorni della settimana posizionati esattamente come Susan pretende…….

Mi innamoro di un mini ombrello di Ridley con un West Highland disegnato sopra (la stessa razza del mio amato cane) che per 35 sterline diventa subito mio.

Non mi rendo conto di quanti sms dal centro servizi della mia carta di credito mi stiano arrivando: ho tolto la suoneria……

Credo che l’idea di paradiso di ogni bambino assomigli certamente moltissimo ad Hamleys.

Tutto ciò che si può considerare giocattolo è in vendita in questo enorme negozio a più piani che troneggia nel centro di Londra dal 1760 e che consegna anche a casa, continente compreso.

Faccio i capricci per avere un candido West Highland White Terrier di peluche che abbaia e scodinzola, Susan deve trascinarmi via per un braccio ricordandomi, a monito, che ho fatto il check in on line anche per il ritorno ed io, mi sto odiando per questo. In questo universo di pupazzi, bambole e cavalli a dondolo, scatto alcune fotografie del Westie per non dimenticare ed aiuto Susan nella ricerca estenuante di una piccola sfera con dentro la neve, di quelle che quando le rigiri fanno tanto natale.

La troviamo ma costa quanto un borsellino porta centesimi da Liberty, cioè quanto una borsa di Furla. Stavolta sono io che le impongo una rapida uscita da questo temibile luogo di perdizione.

Decidiamo quindi di perderci nel negozio a due piani della Apple, dove una gentile commessa ci illustra tutti i possibili altoparlanti per Ipod in vendita che si adattano allo shuffle grazie ad uno spinotto. Ci assicura però che possiamo trovarli anche nel negozio Apple di Roma e quindi decidiamo di rimandare l’acquisto per non caricarci di un inutile peso (grosso errore, in Italia non sono in vendita, tocca tornare a Londra!)

Per non farci mancare niente prima di cena, torniamo da Mark’s and Spencer reparto food dove facciamo incetta di biscotti e pudding per mio padre e del famoso ripieno per i mint’s spice. Non ci accorgiamo che si sono fatte le nove di sera, ce ne rendiamo conto solo dallo scontrino della tuta di ciniglia celeste per mamma e da una certa spossatezza forse dovuta all’appetito.

Riportiamo in hotel i pacchetti e prendiamo un autobus per Trafalgar Square. Cena da Thai Pot, ristorante tailandese sulla via per Covent Garden. Al ritorno, sono circa le 23,30, la macchina dei biglietti alla fermata ci mangia i soldi senza emettere nulla.

Il conducente non si fida e non ci fa salire. Susan chiama il servizio guasti (il numero è sulla macchina) che, incredibilmente risponde! Si fanno dare numero della macchina guasta, numero dell’autobus che non ci ha fatto salire e conto corrente di Susan per rimborsarle l’importo dei biglietti.

Poi Susan li fa parlare con l’autista dell’autobus successivo che ci fa salire e ci riporta a casa….Non ho parole, quasi come a Roma.


Per dare una dignità culturale al nostro viaggio, dopo un’abbondante colazione (Susan la mattina mangia sempre i filetti di halibut o di haddock quando sta a Londra, stavolta fortunatamente ha ripiegato su un meno puzzolente croissant), ci dirigiamo verso il Victoria & Albert Museum a South Kensigton per visitare una mostra di abiti di Haute Couture francese ed inglese degli anni 1947-1957, the golden age of fashion, (sempre in tema quindi…….).

Piove a vento, il mio nuovo ombrello di Ridley si piega rovinosamente, ci bagniamo come pulcini mentre aspettiamo l’autobus vicino Hyde Park, ancora non ne sono consapevole ma sto per beccarmi un raffreddore che mi porterò sino a Pasqua.

La mostra però ne valeva la pena, (abbiamo visto modelli storici di Dior, Balmain, Givenchy, Balenciaga, Hartnell, alcuni veramente fantastici per lo stile e la lavorazione) ed ancora di più il Museo di arte e design dove potete trovare gli oggetti del desiderio di tutte le epoche, veramente bellissimo e decorato a festa. Quando ne usciamo, ha finito di piovere per fortuna.


Facciamo una breve visita al Museo di storia naturale, che è lì vicino, passiamo davanti alla vecchia scuola di Susan, alla sua vecchia casa (ora c’è una Banca) di Chelsea e decidiamo di fermarci a mangiare un sandwich finalmente dal mio adorato Pret a Manger, uno dei tanti sparsi per Londra.

Rifocillate e ritemprate ci rituffiamo nello shopping selvaggio. Finalmente troviamo il top grigio argento da un John Lewis diverso da quello di ieri, ma nel frattempo è diventata una canottiera di lamè viola, secondo Susan molto più adatta all’ultimo dell’anno.

Compriamo candele da Crabtree and Evelyn, libri da Waterstones, ed anche un pensierino per i nostri cagnolini rimasti a casa (certamente non la cuccia a forma di spider o il vestitino da Babbo Natale……..) non so più quale grande magazzino tra tutti quelli visti finora….

Questa sera, andiamo di nuovo sull’etnico visto che il ristorante preferito da Susan (dove si recava da bambina con i genitori), Geals a Notting Hill è chiuso per una cerimonia privata.

Scegliamo il mitico Veeraswamy, il più antico ristorante indiano di Londra, a Swallow street/Regent Street  mezzanine Victory house 99.

Andateci, è una bella esperienza, sarete trattate come regine e mangerete benissimo. Inutile dire che quando torniamo in hotel ci addormentiamo nel giro di pochi secondi. Susan lo fa addirittura con la luce accesa sul comodino, il libro in grembo e gli occhiali sul naso.

Il mio aereo parte alle 17,15, il treno di Susan per Salisbury alle 16,00 circa. Abbiamo perciò tutta la mattina per scorazzare ancora! Esprimo il desiderio di vedere finalmente Fortnum and Mason dall'interno, Susan non fa obiezioni, l'unico territorio off limits per lei è Harrods, non sopporta, da fedele suddita di sua maestà, infatti Al Fayed padre e le sue accuse infamanti alla Corona inglese……

Chiudiamo le valige e le lasciamo al deposito bagagli dell'hotel, purtroppo piove ancora, fortunatamente una gentile signorina della reception mi fornisce di un ombrello sano e funzionante a costo zero.

Ci avviamo a piedi  verso Piccadilly Circus, rifugiandoci, quando la pioggia batte più forte, ovviamente in qualche negozio, ripercorriamo New Bond street visitando stavolta il Bond street Antiques centre ed i suoi raffinati negozi di antiquariato e gioielleria , per poi, alla fine di Old Bond street, entrare nella Burlington Arcade, famosa per la bellezza dei negozi di oreficeria, antichità e di moda (e perché no? anche di pasticceria) e per le splendide decorazioni natalizie.

Arriviamo così da Fortnum and Mason con addosso tutta l'umidità di una tipica giornata londinese ma qui è il paradiso! Da togliere il fiato il reparto food, con confezioni gioiello di dolci e marmellate di ogni tipo. Susan si accaparra subito una buona dose di cioccolatini al ginger, io opto per una enorme scatola di biscotti  smaltata raffigurante un West highland con un Scottish terrier ( lo so, è una mania…….) ma ciò che mi fa impazzire sono le candele a forma di pasticcini e torte, nonché gli alberi di natale addobbati sfarzosamente.

Al secondo piano poi troviamo tutto per decorare la casa durante le feste e ci innamoriamo di un cuore di ferro battuto che contiene un pout pourry all'arancia e cannella che manda un profumo delizioso. Il costo non è proprio come da Ikea ma dopo molti dubbi e ripensamenti, viene collocato anch'esso nel carrello. Il tempo però è tiranno, e non solo quello meteorologico.

Dobbiamo tornare in hotel a riprendere le valigie, dopo aver mangiato però, sempre a Piccadilly, ancora un paio di deliziosi sandwiches da Pret a Manger (mi lancio eroicamente in una nuova ricetta natalizia contenente cheddar cheese e frutti di bosco….) accompagnati da una lattina di ginger beer.

Sotto la pioggia più tenace che io abbia mai visto, torniamo al Sumner e, mentre Susan controlla la posta elettronica sul pc della biblioteca, io recupero la mia Samsonite, restituisco a mailincuore l'ombrello, saluto la mia amica con il rimpianto della vacanza finita ma anche con la voglia finalmente di un po' di sano riposo…..


Così, riprendo la metro a Marble Arch distante solo poche centinaia di metri (fortunatamente il tempo mi concede una tregua), scendo a Liverpool street e prendo il treno per Stansted, puntualissima. La mia mania per la puntualità sarà anche la mia fortuna stavolta. Infatti, al contrario di ciò che era accaduto a Ciampino dove mi avevano fatto passare con valigia e borsetta senza neanche degnarmi di uno sguardo, qui vigono altre leggi, direi parecchio vessatorie.

Infatti, all'entrata dei varchi della sicurezza, mi attendeva la classica zitellona acida britannica munita di bilancia, che mi faceva pesare la valigia introducendo una novità assoluta in tutta la mia esperienza di viaggiatrice : la pesata anche della borsetta all'interno della valigia!

Considerando che la mia normalissima borsa a tracolla, come quella di ogni donna, contiene l'impossibile tra trucchi, chiavi, libro, portafoglio e quant'altro, purtroppo finivo per eccedere di un chilo oltre il limite (…..la scatola di biscotti!!!!!!) e quindi, nonostante le mie rimostranze, finivo a fare la fila al check in non prima di aver fatto un'altra fila per pagare al banco Ryan Air le 10 sterline di penalità.


Una mia amica, in questo modo, stava per rimanere a terra, io fortunatamente, arrivo sempre con largo anticipo e me la sono cavata, ma ero talmente furente con la Ryan Air e l'Inghilterra tutta che mi si è scatenata un'emicrania che solo la vista della pista amica dell'aeroporto di Ciampino, alle 20 e 30, ha potuto alleviare.

Morale: quando progettate una maratona di shopping, è inutile partire con la valigia vuota cercando così di risparmiare tempo e denaro, perché sconterete tutto al ritorno!


A meno che non decidiate di cambiare compagnia…al momento stiamo elaborando un serissimo studio su quelle che ti fanno imbarcare di più al prezzo più basso.


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