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La Mia Irlanda

Community: Diari di viaggio e Racconti La Mia Irlanda



Autore: Claudia
Voto complessivo:

Durata: 11 GIORNI
Data di partenza: 18/08/2011
Numero di viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Claudia e Daniele
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Vorrei iniziare questo diario con le parole di una splendida canzone dei Modena City Ramblers:

"È in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell'ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti 
mi hai preso per mano portandomi via"
(In un giorno di pioggia)

È proprio così che è iniziato il nostro viaggio in Irlanda e, allo stesso modo è terminato dopo 11, splendidi giorni di tour. Ogni volta che sento queste parole, penso che niente potrebbe descrivere meglio ciò che ho provato quando ho visto, per la prima volta, la mia meravigliosa isola di smeraldo dal finestrino dell'aereo. Da quel momento ho capito che l'avrei davvero amata per sempre. So molto bene che sembrano tutti luoghi comuni, io stessa pensavo a come tutto ciò che mi veniva raccontato dell'Irlanda e degli irlandesi fosse troppo romantico e idilliaco, per essere vero. Ho scoperto a mie spese che è molto, molto di più.

Con mio marito abbiamo deciso di visitare l'Irlanda affidandoci ad un valido Tour Operator, ben sapendo che, volendo, sarebbe stato facilissimo anche muoversi autonomamente, con un'auto a noleggio. Non ci pentiamo assolutamente della scelta, in quanto abbiamo potuto visitare numerose località, partendo da Dublino, per continuare poi con Belfast, l'Ulster, la costa di Antrim e le Giant's Causeway, le rovine di Dunluce Castle, Letterkenny, il Glenveagh National Park col suo castello, Londonderry, Donegal City e contea del Donegal, contea di Sligo, Ashford Castle, Galway, Clifden, il Connemara e il parco nazionale, Inishmore nelle isole Aran, il Burren, le scogliere di Moher, Bunratty col suo castello e il Folk Park, Killarney e il parco nazionale, il Ring of Kerry, Cashel con la sua rocca e Kilkenny.

Abbiamo avuto la fortuna di trovare una bravissima accompagnatrice, molto ferrata in materia, la quale non solo ci ha parlato tanto della storia del paese, delle tradizioni, delle leggende, ma ha accompagnato i suoi racconti e il nostro viaggio con la meravigliosa musica tradizionale. Sì, perché l'Irlanda è un paese di musica e musicisti: musica che si può trovare nei pub, suonata da professionisti e non; per le strade delle cittadine; nei posti più impensati, magari con uomini e donne che si cimentano in questa arte, sotto la pioggia o in balia del vento. Ogni paesaggio dell'Irlanda è musica e racchiude musica: la varietà dei colori e l'unicità dei luoghi danno l'impressione di "rigettare" note e melodie, che le persone, di ogni contea ed età, sono pronte a riproporre grazie alla loro innata capacità musicale.

L'arrivo a Dublino è abbastanza turbolento: il volo Aer Lingus è di certo molto piacevole ma, il tempo fuori, già piuttosto irascibile, ci fa traballare fino all'atterraggio. Ciò che tutti dicono sul clima irlandese è assolutamente ed irrimediabilmente vero: non e' un caso se Fiorella Mannoia ha dedicato un'intera canzone al cielo d'Irlanda, peraltro descritto con una precisione commovente. Noi, ad ogni modo, ci saremmo quasi sentiti presi in giro, se così non fosse stato! Pioggia, sole, vento... tutti e tre contemporaneamente... insomma, l'Irlanda è anche questo, una tipicità pari alla Guinness, oserei dire! La cosa importante e' paritre con strati di vestiti intercambiabili. Per quanto riguarda l'ombrello, capiamo subito perché di rado gli irlandesi lo usano: inutile lottarci, nel tenativo di combattere contro il vento, ci si bagna ancora di più, ci si arrabbia per nulla... tanto vale trovare una piccola tettoia, un negozietto o un pub dove attendere che smetta di piovere. Gli acquazzoni irlandesi sono frequenti, ma anche abbastanza rapidi, inutile lottare, meglio approfittare del momento per gustarsi una pinta di Guinness!

Accompagnati da due ragazzi del nostro gruppo, decidiamo di trascorrere il pomeriggio visitando la bella e vivace Dublino, seguendo un percorso che avevo già organizzato dall'Italia. Attraversiamo il piacevolissimo St. Stephen's Green, dove ci fermiamo a guardare delle lezioni di tango che si svolgono sotto un pergolato; proseguiamo con una divertente passeggiata fra gli artisti di strada, che si esibiscono ad ogni ora sulla Grafton Street, concedendo spettacoli sempre diversi ed originali, per continuare, poi, verso il Castello di Dublino. Purtroppo, nonostante la gentilezza del personale, al quale avevo inviato mail dall'Italia, per pianificare una visita, non riusciamo ad arrivare in tempo per la visita guidata in italiano. Ci limitiamo a passeggiare per il cortile, fra belle sculture di sabbia. Fermandoci ogni tanto per una foto, proseguiamo verso il Temple Bar, quartiere completamente strappato al degrado e trasformato nel sogno di ogni bevitore di Guinness (e non!): un concentrato di pub e locali di ogni tipo, dove ad ogni ora puoi tranquillamente sederti per una pinta e quattro chiacchere... si, perché non si esce indenni dai locali irlandesi, tu entri e le persone del posto faranno di tutto per parlare con te! Continuiamo la nostra passeggiata verso le Four Courts, l'elegante edificio sede della Corte Suprema di Dublino. Nel frattempo inizia a piovere ma, dato che sono una guida intransigente e senza scrupoli... trascino i miei compagni di ventura verso O'Connel Street, dove sorge l'edificio delle Poste e l'altissimo monumento in acciaio chiamato The Spire, una torre che rappresenta un immenso ago. Prima di attraversare la Liffey, ci concediamo una sosta-vetrine: il segreto per godersi Dublino è anche questo, perdersi fra i vicoletti, dove si trova ogni sorta di negozio! Ora che è ritornato il sole, il panorama sulla Liffey da O'Connel Bridge, verso Abbey Theatre e la Custom House, è splendente, sembra di essere in una città completamente diversa, quasi una metropoli modernissima. Sensazione che cambia una volta che ci troviamo di fronte al bell'edificio che ospita il Trinity College... ma questa è un'altra storia ed un'altra visita! Ormai si e' fatto tardi e, dopo aver omaggiato la statua di Molly Malone, toccandole il seno perché porta fortuna, ci dirigiamo stanchi ma felici verso l'hotel.

Il nostro secondo giorno a Dublino inizia con un tempo instabile (...ma va'...), ma la giornata è piena di visite guidate e, onestamente, un po' di pioggia non ha mai fatto arrugginire nessuno! Iniziamo il giro con una panoramica sul quartiere georgiano antistante St. Stephen's Green, la cui caratteristica principale è la presenza di portoncini splendidamente variopinti, una delizia di colori! Ci attende, quindi, la visita guidata alla Cattedrale di San Patrizio, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, il santo battezzava i cristiani convertiti. Una volta in pulman, ci dirigiamo verso l'imponente Phoenix Park, ricco di attrattive: da uno zoo, a monumenti importanti, come la corce eretta in occasione della visita di Giovanni Paolo II, alla residenza del presidente della reubblica, al delizioso Victorian Kitchen Garden, l'orto botanico, vicino al centro visitatori, dove facciamo una breve pausa- caffè. L'ultima visita guidata della giornata ci porta al Trinity College, l'importante ateneo irlandese che ospita il Book of Kells, ossia una splendida versione dei Vangeli unica al mondo, suddivisa in quattro libri miniati. Nonostante la lunga fila (sotto una pioggerellina insistente) l'esposizione ripaga appieno il disagio. I libri sono di una bellezza incredibile, la mostra molto interessante e la Old Library uno spettacolo per gli amanti, come me, della lettura e delle biblioteche antiche.

Dopo un pranzo veloce, visto che abbiamo qualche ora a disposizione prima della partenza per Belfast, andiamo a visitare la National Gallery dove, come è d'uso nei musei britannici, entriamo gratuitamente (impara Italia!) per goderci le importanti opere pittoriche. Prima di proseguire verso il Temple, per una meritata pinta di Guinness, ci fermiamo per fare una foto con la statua del mio amato Oscar Wilde: in tutta Dublino, è possibile trovare statue dei vari autori irlandesi, oltre ai soggetti più disparati. Dopo una breve visita esterna alla Christ Church e al Ponte dei sospiri, oziamo pigramente per i vicoli e i negozietti dublinesi, prima di recarci alla distilleria Jameson, dove incontriamo il resto del gruppo.

Partiamo ora alla volta dell'Irlanda del nord, accompagnati da un cielo spettacolare e sempre in mutamento: scopriremo, col passare dei giorni, che è nella norma avvistare, ad esempio, due o tre arcobaleni contemporaneamente, oppure poter fotografare un cielo che, nel raggio di pochi chilometri, è sereno da una parte e in balia della pioggia dall'altro.

A Belfast è pittosto freddo, ma nemmeno questo riesce a fermarci: su suggerimento della nostra accompagnatrice, decidiamo di andare ad uno storico pub della città: "The Crown". Simpatica la storia che l'accompagna; all'ingresso del locale, infatti, c'e una corona, da cui il nome. Pare che a volerla lì, su quel luogo di passaggio e “calpestio”, sia stato il proprietario del pub: durante un restauro, per accontentare la moglie lealista la quale, oltre a dare il nome "The Crown" al locale, voleva una corona come simbolo del luogo, il proprietario, che era nazionalista, ma non osava certo contraddire la moglie, fece scolpire la corona sul pavimento d'ingresso, cosicchè chiunque, entrando, la calpestasse! A buon intenditor…

La giornata a Belfast inizia con un sole splendente. Visitiamo con la guida questo "pezzo d'Inghilterra nella stessa Irlanda": Union Flag, i tipici cab, l'uso della sterlina... insomma sembra quasi di essere a Londra. Una bella metropoli, Belfast, comunque piacevole, sicuramente struggente durante la carellata di pitture murali in ricordo dei trent'anni di lotta armata. Naturalmente è doverosa una visita al porto, dove fu varato il Titanic, con le grandiose opere in costruzione per il centenario del transatlantico. La City Hall, la cattedrale di St. Anne, i Pottinger's Entry, l'Albert Memorial, le vie dello shopping: Belfast è totalmente diversa da Dublino, molto più città e, ovviamente, molto britannica. Ci concediamo un giro "variopinto" per le bancarelle del St. George's Market, il mercato coperto cittadino, dove si possono trovare i prodotti culinari più particolari.

Con Belfast, si conclude, per così dire, l'esperieza "urbana" del nostro tour: d’ora in poi visiteremo piccoli centri, paesi e, soprattutto, ci immergeremo completamente nei paesaggi e nella natura irlandese! Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la costa di Antrim dove, accompagnati da un sole graditissimo, visitiamo le Giant's Causeway. Non ci sono parole per descrivere l'impatto visivo dato da queste incredibili formazioni rocciose, da mozzare il fiato. Si tratta di colonne esagonali che si sono formate in seguito a delle eruzioni vulcaniche. Una volta raffreddatasi, la lava ha dato origine a queste colonne di varie altezze, disposte come fossero tanti matitoni. Ma qui siamo in Irlanda e parlare di vulcani, lava e compagnia bella, onestamente è poco affascinante. Dirò, quindi, che queste rocce sono state poste dal potente gigante Finn Mac Cool per poter arrivare fino alle coste della Scozia e combattere il suo acerrimo nemico, il gigante Benandonner. Pare che Finn cadde in un sonno profondo (anche se poi ci sono varie varianti della stessa leggenda) e, quando Benandonner andò a cercarlo, la moglie pensoò bene di coprire Finn con un drappo, dicendo al gigante scozzese che quello era il figlioletto, che stava dormando. Vedendo la mole del “figlioletto”, Benandonner pensò bene di fare dietro front: in fondo, viste le proporzioni del “cucciolo di casa”, chissà cosa doveva aspettarsi dal padre! Passeggiare fra le formazioni rocciose, saltando da una colonna all’altra, salendo e scenendo per avvicinarsi al mare, il tutto in un paesaggio ricco di verdi, marroni e azzurri… posso onestamente dire che dà una sensazione impagabile. Si prova un senso di giocosa libertà, in questa sorta di puzzle dove, per raggiungere la meta, è necessario mettere i piedi sul giusto tassello. Siamo tutti tornati un po' bambini avventurosi alle Giant’s!

Prima di proseguire per Letterkenny, ci fermiamo a fotografare le rovine fuori dal tempo di Dunluce Castle. Siamo sempre sulla costa di Antrim, uno spettacolo selvaggio della natura. Coste frastagliate spazzate dai venti anche quando, come oggi, la giornata e soleggiata. Prati dove l’erba sembra sempre sul punto di venir sradicata dalla terra, mucche che pascolano serene,  incuranti delle foto e del vento. Letterkenny è un centro piccolo ma vivacissimo. Il nostro bell’albergo è proprio centrale e approfittiamo di questa comoda sistemazione per fare il giro dei pub, dopo cena. Fortunatamente il gruppo è piuttosto unito, è quindi molto simpatico uscire tutti insieme per una pinta e tante, ma proprio tante risate. Ogni pub è una scoperta: è bene entrare, senza pregiudizi, allontanando il concetto troppo fighetto che abbiamo dei locali in Italia. Il pub irlandese è veramente un luogo di ritrovo aperto a tutti. Non c’è età, non c’è sesso, no c’è ordine sociale. Tu entri, ordini al banco la tua consumazione e ti godi questa goliardica atmosfera. Si possono trovare ragazzetti che ballano con nonnette, persone che entrano sole e trovano comunque qualcuno con cui scambiare due chiacchere. Tutti propongono musica tradizionale, orecchiabilissima e molto contagiosa. Insomma, il pub irlandese è puro e reale divertimento, nella sua semplicità! E la Guinness, mi spiace dirlo, in Irlanda ha tutto un altro sapore!

Questa nostra domenica irlandese inizia con una splendida gita al Glenveagh National Park, nel cuore della contea del Donegal. Il percorso verso il parco è mozzafiato, siamo circondati da un paesaggio collinare, con i colori di torba ed erica che si mescolano ai numerosi verdi e agli specchi d’acqua; il cielo, in continuo mutamento, alterna momenti di pioggia a brevi sprazzi di sole… ma non importa, siamo in Irlanda, è giusto “pagare pegno” per poter ammirare tanto verde attorno a noi! Raggiungiamo il Glenveagh Castle per la visita degli interni e dei bellissimi giardini, dove passeggiamo fra le varie piante esotiche, attraverso  i sentieri sui quali si possono ammirare sculture, piscine, fontane, che compaiono all’improvviso, integrandosi armonicamente col paesaggio. Lo stesso castello, si fonde con i colori della brughiera, quasi ne fosse parte integrante. Solo i fiori variopinti di giardini e serre spezza, come un arcobaleno improvviso, questa fusione. Nonostante il brutto tempo, è piacevole perdersi in questa passeggiata a così stretto contatto con la natura, neppure la presenza di tante persone spezza questa magia: si ha l’impressione di essere soli con la Natura, viva e pulsante, tutto intorno a noi.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Londonderry, una delle contee che fanno parte della Gran Bretagna. Visitiamo la città che porta il nome della contea, anche se, tutt’oggi, il nome della stessa è oggetto di disputa: gli unionisti opterebbero per Londonderry, i nazionalisti per Derry, evitando così il prefisso London, addirittura tolto dal consiglio cittadino. In realtà la contea fu chiamata Londonderry al momento della sua “creazione”, pertanto sarebbe questo il giusto nome. Per evitare errori, ci limitiamo a non chiamarla: visitiamo, comunque, molto volentieri il bel centro cittadino, accompagnati da una guida locale. Come già abbiamo visto a Belfast, il difficile passato si riflette ancora sui murales che riecheggiano le vecchie lotte, oggi fotografati da noi turisti con grande interesse. Eppure, devo ammettere, è molto difficile, nonostante le mille spiegazioni che qualunque guida possa dare, capire fino in fondo il senso di una guerra che ha devastato per anni il nord dell’Irlanda: c’è chi dice che si è trattato esclusivamente di una questione politica, chi dice che il fondamento era prettamente religioso. Chi opta per incriminare ambedue i poteri… fatto sta che di guerra si è trattato, sono morte persone e, per quanto oggi le cose siano decisamente migliorate, è come se covassero sempre tanti focherelli pronti a riaccendersi all’improvviso. Le ceneri non sono del tutto smorte. Anche chi, come noi, si limita a visitare il nord dell’Irlanda, ammirandone la bellezza e la grandiosità, prova sempre una sorta di disagio, dovuto alla paura di turbare la popolazione con frasi sbagliate, o magari magliette con la bandiera sbagliata. Si cerca, per quanto possibile, di restare neutri, anche perché è alquanto difficilie farsi un’opinione del tutto personale, non avendo vissuto direttamente le lotte. Si possono certo ascoltare i vari pareri delle persone, ma sono pareri e, di conseguenza, ognuno sarà convinto di aver dalla propria parte la Ragione Assoluta.

Di grande impatto in città sono le mura, sulle quali si può passeggiare ammirando un bel panorama, i vecchi cannoni e, meraviglia delle meraviglie, personaggi arrivati direttamente dal passato, con splendidi costumi d’epoca, che si esibiscono per i turisti in questa giornata, in cui si festeggiano le mura difensive delle varie città. Fra balli e divertenti battute, sì gli irlandesi sono simpaticissimi anche se in costume storico!, percorriamo i bastioni fino a raggiungere la cattedrale di San Colombo, purtroppo chiusa e il centro città, dove passeggiamo fra le bancarelle e ci rilassiamo un po' lungo il fiume, prima di tornare in albergo, per un’altra serata nei pub di Letterkenny.

Iniziamo la settimana sull’isola di smeraldo ingranando la quinta: partiamo alla volta di Donegal City, gradevole e colorato centro, capoluogo dell’omonima contea. Il tempo, piuttosto umido, non danneggia assolutamente il piacere di scoprire questa bella cittadina, che sorge perlopiù su una curatissima piazza, sulla quale si affacciano negozi di ogni tipo. Visitiamo brevemente la chiesa cattolica, mentre dobbiamo accontentarci solo degli esterni di quella protestante, per via della funzione in corso, e del castello, perché dobbiamo ripartire alla volta della contea di Sligo. Durante il tragitto, ci fermiamo più volte per fotografare i meravigliosi paesaggi costieri, dove i piccoli cottages si alternano al verde intenso dei campi e al grigio dei muretti di sassi, dove l’oceano aggredisce col suo profondo blu le coste già frastagliate da secoli di erosione. Camminando in questi prati rigogliosi, per affacciarsi sull’oceano, si prova la sensazione di camminare su una nuvola: erba morbidissima e folta, che sfiora i polpacci poi, tutto ad un tratto, un baratro di fronte a te, con l’azzurro dell’acqua impetuosa che sembra un cielo infinito, la spuma come nuvole e il vento che sferza il viso. Ci si trova in balia della bellezza su 360°, un’emozione pura! Più difficile vincere il freddo per cercare di mettere “i piedini” dentro le acque dell’Atlantico. Pazienza, noi italiani siamo abituati a temperature un po' più miti. Gli irlandesi, invece, si tuffano con ogni condizione climatica, ma sempre dopo aver indossato la cuffia!

Dopo pranzo ci fermiamo a visitare il cimitero dove riposa il poeta irlandese William Butler Yeats, a Drumcliff, prima di proseguire per l’incredibile Ashford Castle. Questa immensa proprietà è oggi un importante ed elegante hotel, infatti è possibile visitarne solo i giardini. Prima di procedere con le bellezze paesaggistiche, però, ci concediamo un tè nel piccolo cottage del parco, meravigliosamente caratteristico col suo tetto di paglia, gli scuri colorati e i tralicci di rose. Un tè caldo con scones, panna e marmellata è quello che ci vuole prima di proseguire con le visite!

Ashford Castle sorge su un lago circondato dai boschi. Sembra veramente il classico castello delle favole, da cui, da un momento all’altro, possono uscire dame e cavalieri. Il giardino che lo circonda è, ovviamente, architettura verde allo stato puro, dal parterre fiorito, con  fontane e affaccio sul lago, al verde curatissimo nel quale ci si imbatte inoltrandosi lungo i sentieri, evidentemente nulla è lasiato al caso. Ripartiamo, ora, alla volta di Galway, dove ci aspetta un bell’albergo e una pinta di Guinness! Questa sera ci fermeremo al bar della hall, perché la pioggia fortissima ci impedisce di avventurarci per i pub della città.

Per fortuna questo martedì inizia col bel tempo, ideale per l’uscita che ci aspetta nel Connemara. Ora, so che dovrei descrivere con precisione le visite, ma voglio concedermi una piccola licenza poetica, perché il Connemara È Poesia. È un'esperienza che ti attanaglia il cuore e ti riamane per sempre in fondo agli occhi. La nostra bravissima accompagnatrice, collaborando col mitico autista, ci permette di effettuare numerose soste fotografiche, prima di arrivare a Clifden, intrattendendoci con musica irlandese che descrive al meglio un paesaggio così struggente e unico. Il Connemara, se lo vedi, non ha bisogno di spiegazioni e parole. Il Connemara va assaporato con gli occhi. Ogni colore, ogni immagine. Difficile dire cosa, in particolare, abbia tanto colpito tutti quanti fino a farci commuovere, ma è successo proprio questo. Un paesaggio in cui prevalgono i contrasti, brullo eppure tanto ricco, con questi colori forti e dominanti: il marrone scuro della torba, il viola dell’erica, i verdi delle più svariate tonalità, i punti d’acqua così numerosi, che riprendono il colore del cielo e i suoi movimenti. E poi, ogni tanto, un cottage isolato da tutto, un cavatore di torba, qualche pecora per la strada, una barchetta in mezzo al lago, una perla artistica come l’Abbazia di Kylemore ti ricordano che, incredibilmente, anche il Connemara ha un passato ed è tuttora vissuto. Una passeggiata nel Parco Nazionale è solo un'ulteriore conferma della bellezza selvaggia e incontaminata di questa contea, con la salita panoramica immersa nella natura più viva. La stessa Clifden, dove ci fermiamo per pranzo, è una cittadina gradevolissima e colorata, che non mina assolutamente la purezza della regione, anzi vi si inserisce piacevolmente, con le case variopinte, i negozi un po' fuori dal comune, i ristorantini e le persone sempre gentili e socievoli. È una sorta di paesino incantato, una piccola perla. Il rientro a Galway spezza un po' l’incantesimo di questa giornata, così la nostra brava accompagnatrice, ci propone una passeggiata sul lungo mare, prima di rientare in hotel, tanto per concederci ancora un po' di magia prima di cena. Ora il sole splende completamente, l’aria è frizzante come può esserlo solo sull’oceano, il litorale è pieno di vita e, con grande speranza, affinché il tempo si mantenga stabile anche domani, rientriamo per la cena e, guarda caso, anche per la “Guinness della buona notte”!

Qualche anno fa, durante un viaggio in Inghilterra del sud, una persona mi disse che l’Irlanda è una terra stupenda e che, anche solo la visita alle isole Aran vale un viaggio qui. Ho compreso appieno queste parole appena siamo sbarcati a Inishmore, la più grande delle isole e la sola ad essere abitata. È una zona incredibile, dove si entra ancora di più nel concetto di accoglienza e benevolenza irlandese. Sull’isola ci sono pochi modi per muoversi: con i piccoli autobus, con i calessini, in bici oppure a piedi. E, qualunque di questi mezzi di trasporto, è divertente e godibilissimo. Inishmore sembra un po' l’isola che non c’è. Nel senso che sembra impossibile possa esistere un luogo tanto bello e incontaminato al mondo, nonostante i molti turisti. C’è un piccolo, piccolissimo centro abitato, Kilronan, che è anche il porto dell’isola, con qualche negozio, pochi locali, un ottimo pub e dei bed and breakfast. In maniera molto ridotta, ricorda un po' la cittadina di Cabot Cove che, coloro i quali seguivano “La Signora in giallo”, ricorderanno. Soprattutto per lo spirito accogliente e caloroso nel quale, anche gli sconosciuti, si trovano coinvolti. Chiunque ti saluta e ti chiede come stai, nei pub i pescatori locali si siedono a chiacchierare con te (in un difficilissimo misto di gaelico e inglese), puoi passeggiare senza pericolo per l’isola, chiedendo informazioni o aiuto a chi vuoi. Insomma, ci si sente incredibilmente a proprio agio, pur non capendo nulla di gaelico, che viene ancora correntemente parlato dagli isolani. Appena arrivati inizia a piovere… beh, siamo in mezzo all’Oceano Atlantico, in balia delle correnti e dei continui mutamenti del tempo, non è che ci aspettassimo nulla di diverso. Fortunatamente, durante il tragitto in mini bus, verso il forte di Dun Aengus, si materializza un pallido sole. Ed è con un alternarsi di nuvole minacciose e schiarite, che iniziamo la salita verso il punto più alto e mozzafiato dell’isola, su un sentiero dal quale è possibile ammirare i tipici muretti a secco e i prati verdissimi, in un continuo mutamento di colori. Lo stesso paesaggio assume aspetti diversi, a seconda che vi sia il sole o che il cielo sia coperto. Per spiegarmi meglio, vorrei di nuovo ricorrere alla musica. Fiorella Mannoia, ad un certo punto della sua “Il cielo d’Irlanda”, dice: “Il cielo d’Irlanda, a volte, fa il mondo in bianco e nero, ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero”. Il forte di Dun Aengus, costrutito a picco sull’oceano, con le mura a ridosso delle scogliere, è quanto di più bello e selvaggio si possa vedere. Ammetto che, come per il Connemara, ci siamo tutti molto emozionati di fronte alla forza così aggressiva e dominante della natura, dove l’intervento dell’uomo è in realtà poca cosa, confronto alla natura stessa. Dalle scogliere ci si può ancora affacciare, ovviamente restando debitamente stesi, per evitare di volare giù nell’oceano, godendosi appieno il vento e la forza dell’acqua… è tutto talmente potente e intenso da rimanere ammutoliti. Le scogliere, seppure non le più alte d’Irlanda, si rincorrono frastagliando artisticamente tutta l’isola e, affacciandosi dal forte, ci si gode ancor più questo spettacolo di grande impatto, con le onde che si “sfracellano” contro le rocce e le nuvole che si inseguono bassissime, assumendo le forme più strane. Da qui si può vedere praticamente tutta l’isola, con pochissime case e il susseguirsi di muretti a secco, sembra un quadro staccato dal muro, che prende vita sotto i nostri sbalorditi occhi.

Dopo il pranzo al pub, decido di concedermi una passeggiata solitaria e silenziosa fino alla spiaggia, magari avrò anche la fortuna di incontrare qualche foca, dato che, durante il giro panoramico in mini bus, le foche erano in mare a pescarsi il pranzo, e ne abbiamo potuto solo sgorgere la testa nera. Ad Inishmore è quasi impossibile sentirsi soli. Come ho già detto, gli autisti, le persone del luogo, gli stessi turisti, sono sempre disponibili per un saluto e qualche chiacchera. Perciò mi trovo completamente a mio agio a girare lungo i muretti a secco, con i piccoli terreni dove mucche e cavalli pascolano beatamente, godendosi la brezza marina: una delle immagini che, ancora oggi, mi torna alla mente, è quella di una mucca in riva al mare, il nero del suo mantello, fortemente in contrasto col blu dell’oceano e il verde dei prati. A quest’ora del pomeriggio i colori sono quasi irreali. Di un’intensità e una brillantezza che definirei da poster! Arrivo fino alla baia, dove l’acqua cristallina e la spiaggia di sassi bianchi, mi danno la sensazione di un luogo esotico. Peccato dover rientrare, ma il traghetto non aspetta, perciò sarò bene correre al porto.

Questa ultima sera a Galway andiamo in centro per una visita guidata della nostra accompagnatrice, seguita da una meritata pinta di Guinness. Ciò che continua a stupirmi delle cittadine irlandesi, indifferentemente dalla grandezza, è che c’è sempre tantissima vita: i locali affollatissimi, persone che si esibiscono con canti e balli lungo le strade, tante luci e allegria, dai quali ci si sente coinvolti! Naturalmente la città è anche ricca di importanti monumeti storici, come il palazzetto medievale di Lynche’s Castle, la protestante St. Nicholas’ Collegiate Church, la cattolica Cathedral of Our Lady Assumed into Heaven and Saint Nicholas, l’Università Nazionale dell’Irlanda a Galway. Ceto, data l’ora, non è possibile visitare alcun interno. Decidiamo, pertanto, di entrare al “The King’s Head”, un pub storico in pieno centro: dentro troviamo il mondo intero! Gente a profusione, musica e ballerini, fiumi di dolcissimo nettare nero (Guinness) e tanta piacevole allegria. Trascorriamo il resto della serata scherzando e ridendo, come nella miglior tradizione irlandese, perché vi posso assicurare che l’Irlanda è pura gioia!

Oggi partiamo alla volta di una zona molto particolare, il Burren. Il  tragitto è costellato dal verde rigoglioso dei campi e da piccoli cottages curatissimi. Il Burren, perciò, ci appare incredibilmente scenografico, in quanto è un paesaggio fuori dal comune, lo definirei lunare, talmente unico nel suo genere da essere stato fatto Parco Nazionale. Lo stesso nome, Burren, significa luogo roccioso, infatti tutto il territorio è pieno di rocce e fenditure, fino ad affacciarsi a picco sul mare. Passeggiando fra i sentieri, anche se parlare di sentieri è davvero esagerato, si tratta piuttosto di trovare il posto giusto dove mettere i piedi, come in una sorta di labirinto infinito, si ha come l’impressione che, da un momento all’altro, dalle fenditure possa uscire una lingua di fuoco e, dalle scogliere, il mare possa traboccare e trascinarti via. È davvero molto affascinante ed avventuroso, un territorio certamente difficile da domare, ma proprio per questo incredibilmente bello. Proseguiamo, quindi, verso le grandi scoglere di Moher, anche se la visita è uggiosa dato il vento forte e la pioggia. Il centro visitatori è inserito in maniera spettacolare nel territorio, sono state costruite scalinate che conduccono alla O’Brian’s Tower e alle scogliere, rigorosamente chiuse da un muretto… ammetto che, dopo l’esperienza a Dun Aengus, così selvaggio e “libero”, rimango un po' delusa da tutto questo cemento. Capisco la necessità di transennare la zona, date le molte persone morte, però in questo modo le scogliere perdono tutta la loro naturalezza. Decidiamo, quindi, nonostante il divieto assoluto, a nostro rishio e pericolo, di scavalcare l’ultimo baluardo protetto e di godere appieno, finalmente, di tutta la bellezza naturale delle scogliere. Senza balaustre, senza cemento, senza nulla che ricordi l’intervento umano, solo con l’adrenalina data dal trovarsi nella natura e con la natura e tutta la sua violenza, tutto ha più senso. Stando ovviamente attenti, anche perché quassù il vento è sempre fortissimo (io soffro di vertigini, perciò non ho certo compiuto atti temerari), è possibile vivere davvero la grandiosità delle scogliere di Moher, di ammirare gli scogli agettanti, le grotte e gli anfratti scavati da millenni di erosioni. Prima di ripartire, ci concediamo anche una visita alla O’Brian Tower, dalla cui sommità si può ammirare un bellissimo panorama.

Il pomeriggio visitiamo il Bunratty Castle e il Folk Park. Il castello dei Mac Namara è un tipico maschio, ben ristrutturato e completamente arredato, dove guide in costume tipico accompagnano alla scoperta della storia e dei vari ambienti. Il Folk Park, adiacente al castello, è la ricostruzione di un paese irladense dell’800, con le tipiche case con i tetti di paglia e fuochi di torba all’interno. Ci siamo molto divertiti a scorazzare tra i vari cottages, tutti arredati e da visitare, con la scuola, la casa del medico, le villette nobiliari, la ricostruzione delle varie attività dell’epoca: è stato come tornare bambini ed avere a disposizione un paese di case di bambole a grandezza naturale.

Ripartiamo alla volta di Killarney, sempre accompagnati da un cielo mutevole e splendidi paesaggi. Il nostro albergo si trova in pieno centro, gradevolissimo e vivace come tutte le cittadine vissute sinora. Nel dopo cena al pub, iniziamo veramente a diventare anche noi un po' irlandesi: ora, dopo una settimana, possiamo tranquillamente riconoscere e cantare le canzoni tipiche, interagire con le persone e seguire attentamente la spillatura della Guinness.

Questa nuova giornata inizia nel migliore dei modi: alcuni calessi vengono a prelevarci vicino all’albergo per accompagnarci nella visita del Klllarney National Park, attraverso boschi e laghi di indicibile bellezza. Il tragitto in calesse ci fa ridere fino alle lacrime, con le gesta dei cavalli in competizione fra loro, sia nella corsa attraverso la natura, sia nell’emissione poco profumata dei loro bisogni… Fortunatamente ci ricomponiamo alcuni minuti, per seguire le spiegazioni, rigorosamente in inglese, del nostro vetturino. Risate e scherzi a parte, consiglierei a chiunque di visitare in questo modo il parco, soprattutto a chi, come noi, non ha troppo tempo a disposizione. Con i calessini, infatti, ci si può inoltrare in sentieri poco battuti, c’è la possibilità di fermarsi a visitare le rovine di Muckross Abbay, si può godere di uno spettacolare panorama mattutino sul lago, lambito da una bassa e irreale nebbiolina, fino a raggiungere la grande Muckross House, splendida residenza circondata da rigogliosi giardini. Ci concediamo un giro lungo i sentieri lacustri, dove sembra quasi di affogare nel verde, quello degli alberi, quello dei prati, quello che si riflette nelle acque del lago. Peccato aver così poco tempo a disposizione ma, in questa lunga giornata, ci aspetta ancora un lungo itinerario, lungo il famoso Ring of Kerry, il mitico percorso ad anello che si snoda nella penisola di Iveragh, nella contea del Kerry. Non è un caso che questo tragitto sia tanto famoso: i paesaggi unici che lo contraddistingono lo rendono romanticamente indimenticabile a chiunque. La nostra accompagnatrice pensa bene di fortificare tutto il gruppo con un Irish Coffee alle 10 del mattino… prima di procedere con il Ring. Non è una cattiva idea, almeno tutto il bello che stiamo per vedere, così utopisticamente irreale, lo potremo attribuire ai fumi del whisky!

Il bello del Ring è che non c’è qualcosa assolutamente migliore di un’altra. Noi ci siamo affidati alla profonda conoscenza della zona di accompagnatrice e autista, che ci hanno fatto fermare molto spesso per fare fotografie, goderci i paesaggi e passeggiare per le piccole cittadine. L’ideale è fermarsi nei luoghi che colpiscono maggiormente, lasciandosi del tempo anche per qualche breve sosta fotografica. I paesaggi del Ring sono indescrivibili, la luce colpisce, con varie sfumature, un verde smeraldo intenso, con le nuvole che si inseguono basse, mutando costantemente le zone d’ombra e di sole. La pioggia che va e viene, gli arcobaleni che compaiono all’improvviso nelle vallate, anche più di uno alla volta. Poi, ogni tanto, uno sprazzo di azzuro limpido: il mare, bellissimo e freddissimo, che si insinua nel verde. E le colline, che con i loro dolci pendii, riflettono la corsa delle nuvole, mentre ai loro piedi si estendono chilometri di verde luminoso. Tutto questo è interrotto piacevolmente da improvvise macchie di colori, fiori e piante, oppure da piccoli cottages, che sembrano costrutiti da un bimbo pieno di dolci sogni. Ci fermiamo a Waterville, la cittadina costiera che diede i natali a Charlie Chaplin, sia per il pranzo che per una bella passeggiata. Si tratta di un borghetto delizioso, con tante case colorate affacciate sul mare, con molto verde attorno e un vento fortissimo che ci accompagna selvaggiamente nella passeggiata. La spiaggia è sassosa, ma facciamo comunque una bella camminata in riva al mare, di un limpido quasi caraibico! Altre soste fotografiche lungo il percorso sono doverose per ammirare le incredibile panoramiche sulle isole, le spiaggie ventose dove le rocce si gettano a capofitto nel mare, le vallate mozzafiato dove pascolano beatamente le pecore irlandesi dal muso nero. In realtà, questi simpatici animaletti passeggiano liberamente per tutto il territorio, strade comprese, causando non pochi problemi! Nel pomeriggio, ci fermiamo anche per vedere la piccola e colorata Sneem, cittadina in miniatura, caratterizzata da case coloratissime e piazzette verdi e curate. Proseguiamo, quindi, verso il punto da cui siamo partiti, Killerney, attraverso un paesaggio più montuoso, con piccoli fiumi frastagliati che scorrono placidamente nelle vallate, fino a sfociare in piccoli laghetti su cui si specchiano gli arcobaleni.

Trascorriamo l’ultima sera a Killarney in uno dei tanti pub, godendoci la musica irlandese e le tante persone che si sono riversate qui per il fine settimana. Prima di tornare in hotel, ci fermiamo anche a ballare in mezzo alla strada, dove si esibisce un gruppo,  fra gli applausi degli avventori del bar: solo in Irlanda si possono fare certe cose senza venir presi per pazzi!

Inizia, così, la nostra ultima giornata nell’isola di smeraldo, ci aspettano le ultime visite prima del rientro a Dublino, ma già, fra tutti noi, si sono diffuse tanta tristezza e tanta malinconia. Per prima cosa ci aspetta la visita guidata alla Rocca di San Patrizio a Cashel, una splendida fortezza all’interno delle cui mura è ancora possibile visitare l’abbazia, completamente priva delle coperture, la sede arcivescovile, la cattedrale, la torre, il cimitero con le antiche croci celtiche. La fortezza è completamente immersa nel verde, seppure si trova così vicino alla cittadina. Proseguiamo per Kilkenny. Purtroppo il tempo sta peggiorando, così visitiamo immediatamente la cattedrale anglicana di St. Canice, circondata dal cimitero e dal palazzo vescovile. Meravigliosi gli interni, maestosi e curatissimi, ovviamente ricostruiti più volte, date le numerose devastazioni che la struttura ha subito. Essendo ora di pranzo, proseguiamo per il bel cento cittadino, la pioggia è ormai pressante, perciò ci sediamo con calma in una steak house e ci godiamo un pasto caldo. Fortunatamente il tempo pazzerello migliora gradualmente, permettendoci di fare una bella passeggiata in centro per raggiungere il pullman, con una breve sosta per fotografare anche il castello, dove oggi si svolge un motoraduno. Ora, è veramente arrivato il momento di ripartire per Dublino. Il morale è davvero a terra: dopo dieci giorni immersi in una sorta di sogno ad occhi aperti, ci troviamo a dover tornare alla realtà, accompagnati da un cielo d’Irlanda triste quanto i nostri animi. Così come al nostro arrivo, la pioggia ci saluta piangendo anche per noi. Trascorriamo con alcuni compagi di viaggio la nostra ultima serata dublinese, cenando al Temple Bar e concedendoci l’ultima pinta di Guinness. Domattina ci aspetta un volo piuttosto mattiniero, la navetta per l’aeroporto parte alle cinque dall’hotel.

I saluti sono sempre tristi e malinconici, in questo caso, soprattutto per me, il distacco è piuttosto doloroso. Ho sognato per anni questo viaggio, l’ho voluto con tutta me stessa, è andato oltre le mie stesse aspettative, mi ha completamente gratificata e fatto conoscere un paese e persone indimenticabili. Non nego di aver pianto disperatamente: all’arrivo, per l’emozione e la commozione, al ritorno per la tristezza immensa del distacco. Ciao mia bella isola, ti porterò sempre con me!!!


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Data: 21/06/2012 11.41.00

Desideravo visitare l’Irlanda da anni, attratto dai suoi colori e suoni, visti o ascoltati solo in fotografia o alla televisione...

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