Chissà se il Mitico Chè si sta rivoltando nella tomba, perché certo la
Cuba di oggi deve essere molto diversa da quella che lui e Fidel sognavano,
quando sulla Sierra Maestra, in una delle umide
serate caraibiche davanti a una bottiglia di rum, fantasticavano sul futuro
vincente della loro Revoluction. La fine degli aiuti sovietici, le timide aperture
all'iniziativa privata, l'aumento del flusso turistico, sono fattori che stanno
contribuendo a trasformare rapidamente lo spirito di Cuba, che per decenni,
nel suo splendido isolamento, ha coltivato un senso dell'unità nazionale fiero
ed orgoglioso nel combattere le gravi crisi politiche ed economiche che via,via
si sono succedute. Quando l'embargo USA cesserà, la trasformazione subirà un
impulso definitivo ed è per questo che consiglio di visitare Cuba oggi, prima
che ritorni ad essere uno dei tanti paesi caraibici nell'orbita americana.
Alla scoperta dell'Isola
Il nostro viaggio ha inizio con lo sbarco all'aeroporto
di Camagüey,
terza città dell'isola e capitale dell'omonima provincia, dopo un volo di
circa 10 ore da Milano con la Lauda Air ( ottimo il servizio a bordo ). Un'ora
di trasferimento in autobus e arriviamo all'Hotel Cuatro Vientos nella
amena località turistica di Playa Santa Lucia,
il tempo di ambientarsi e di capire che forse siamo arrivati nel posto sbagliato.
Il complesso è carino e funzionale, la spiaggia discreta ( anche se consiglio Playa
Los Cocos, pochi chilometri a nord degli alberghi, mezz’oretta
a bordo di simpatici calessini ), ma la località non è ancora sviluppata e
non offre molto. Quello che però più conta è che se volete capire lo spirito
di Cuba ( e non siete venuti solo per fare amicizia con una bella jineteras )
risiedere nella stessa località in maniera permanente, non è la soluzione
ideale. Meglio invece noleggiare una macchina ( aria condizionata obbligatoria
) e prepararsi a mettere in conto qualche migliaio di chilometri, controllando
spesso il serbatoio perché i distributori Servi-Cupet, evitate di acquistare
benzina dai privati lungo la strada, non sono così numerosi. D'altra parte, è proprio
così che viaggiavano parecchi ragazzi italiani che abbiamo incontrato e nessuno
di loro ha avuto di che lamentarsi. Quando deciderete di fermarvi basterà che
vi guardiate in giro con aria interrogativa e sarete sommersi da offerte per
dormire e mangiare nelle abitazioni private, i famosi paladares.
Altrimenti, come noi, potrete alloggiare per una o più notti in uno dei numerosi
alberghi dell'isola, anche nei periodi di alta stagione.
Ed eccoci sulla Carretera
Central (la più importante arteria statale che si estende per
1119 Km, attraversando tutta l'isola da Pinar
del Río a Guantánamo),
Massimo, Giovanni, Alessandra, Elena ed io, sotto uno di quegli acquazzoni
tropicali in cui sembra che il cielo abbia voglia di esaurire tutta l'acqua
di cui dispone, per fortuna durano poco e si può riprendere il viaggio in
relativa sicurezza, ad una velocità di crociera comunque ridotta, perché sulle
strade, anche le principali, possono apparire all'improvviso delle piccole
voragini (la situazione economica di Cuba fa si che la manutenzione delle
strade non sia delle più rigorose, ma c'è da comprenderli). Altra precauzione è quella
di evitare lunghi spostamenti notturni, sia per la scarsa illuminazione stradale
che per la contemporanea presenza di veicoli al traino animale privi di segnalazione,
delle vere mine vaganti specie quando alla guida c’è qualcuno che fatto un’abbondante
scorta di rhum, nello stomaco. Dopo circa 5 ore ed aver attraversato metà isola
arriviamo all'Havana.
La Capitale
Nella capitale non è difficile
orientarsi, basta fare riferimento al mare che la lambisce per tutta la sua
lunghezza formando l'omonima baia. Dopo che vi sarete sistemati ( qui consiglierei
di pernottare in un albergo ) e avrete lasciato la macchina in un parcheggio
a pagamento per evitare inconvenienti ( regola che vale per tutte le grandi
città che visiterete ) potrete muovervi in città a piedi o in taxi ( le vecchie
macchine degli anni '50 lasciate dagli americani e che l'ingegno dei cubani
riesce ancora a far camminare ) concordando però sempre prima, il prezzo della
corsa. L'Havana è divisa in 15 distretti, quelli che a mio avviso meritano
una visita sono la Habana Vieja, Centro
Habana, il Vedado con la Plaza della Revoluctión e
il Malecón, circa 8 Km di lungomare che abbracciano
la città da una punta all'altra.Per la visita della città dedicate
almeno due giorni iniziando dall'Habana Vieja, dove
con una buona guida alla mano ( noi usavano Cuba della Lonely Planet pubblicata
in Italia dalla EDT ) potrete visitare la Catedral de
San Cristóbal de la Habana, iniziata dai Gesuiti nel 1748 nella
Plaza omonima, il Museo de Arte Colonial in Calle
San Ignacio 61, la Plaza de Armas con
il Palacio de los Capitanes Generales, sede dei
governatori spagnoli ( attualmente Museo de la Ciudad )
e il Castillo Real de la Fuerza, la più antica
fortezza coloniale ancora esistente. Fate poi un salto all'Hotel
Ambos Mundos ( dietro la piazza di prima ) per visitare la
stanza 511 dove Hemingway visse per qualche tempo e in cui iniziò a scrivere "Per
chi suona la campana". Altri luoghi legati alla presenza del famoso scrittore
a Cuba sono il locale Floridita ( non perdetevi il daiquirí ),
la Bodeguita del Medio e
la sua ultima casa a Finca La Vigía trasformata
ora in museo ( pochi Km fuori l'Havana, verificate gli orari di apertura per
non andare a vuoto ).
La zona del Centro Habana è dominata
dal Capitolio, costruito dal dittatore Machado a
somiglianza del Campidoglio di Washington. Attuale sede dell'Accademia delle
Scienze e della relativa biblioteca nazionale, ha ospitato fino al '59 il Congresso
Cubano. A nord e a sud si trovano due parchi, rispettivamente il Parque
de la Fraternidad, costruito sul luogo dov'era la piazza d'armi
degli spagnoli ed il Parque Central, con al centro
la statua dedicata a José Martí eroe dell'indipendenza
dalla Spagna. Non mancate infine, di omaggiare due dei più importanti simboli
cubani visitando la Fabbrica Reale di
sigari Partagas , una delle più antiche manifatture dell'Havana,
ed il Museo della Revoluctión dove incontrerete una
delle tante coloratissime scolaresche che vengono a conoscere la loro storia
più recente.
Il Vedado è un quartiere relativamente
moderno e probabilmente vi sembrerà di essere capitati in un'altra città, qui
si passa dallo stile coloniale, che vi ha accompagnato fino ad ora, ad un insieme
di alti e moderni edifici, eredità del periodo d'oro della Havana, quando sotto
la dittatura di Batista Cuba era una delle mete preferite dagli americani con
corollario di speculazioni mafiose al seguito. Da visitare la Plaza
della Revoluctión, simbolo della rivoluzione castrista e sede di famose
adunate oceaniche. Nella piazza si trova il monumento a José Martí, alto 142m,
con relativo museo, con un ascensore si può arrivare ad un punto panoramico
posto a 129m. Per concludere la visita potete passeggiare sul lungomare del Malecón per
assaporare la città vista dal mare.
Verso ovest
Lasciata l'Havana ci dirigiamo a ovest,
evitando volutamente la zona di Varadero ad est, sull'autopista Habana-Pinar
del Río, addentrandoci cosi nella provincia omonima. E’ una parte di Cuba
ancora poco sfruttata turisticamente, ma che offre dei paesaggi veramente belli
ed unici, dalle coltivazioni del tabacco ( l'80% del prodotto nazionale ),
alle piantagioni di canna da zucchero, per finire con i Mogotes (
formazioni calcaree a forma di pan di zucchero ) nella zona di Viñales.
La città di Pinar del Río non è molto grande ed è facile
girarla in poco tempo, non mancate di visitare la Fabbrica de
Tobacos Francisco Donatine, dove vi illustreranno tutte le fasi
della concia delle foglie di tabacco. La zona è ricca di piantagioni, provate
a visitarne una lungo la strada, i contadini cubani saranno orgogliosi di mostrarvi
il loro lavoro. Fuori dalla fabbrica, come in tutta l'isola, molti privati
si offriranno di procurarvi sigari ad un prezzo inferiore da quello praticato
nei negozi ufficiali. Normalmente questi sigari, di qualità inferiore, sono
quelli che spettano di diritto agli operai delle fabbriche di sigari per il
loro consumo privato.
La Sierra de los Organos
Lasciata Pinar del Río ci dirigiamo verso la Sierra
de los Organos in direzione di Viñales, una
delle più belle aree naturali di Cuba, come potrete ammirare dalla terrazza
panoramica dell' Hotel Los Jazmines ( 4 Km a sud
del paese ). Tutta l'area è caratterizzata dai Mogotes, fiabescheformazioni
generate, circa cento milioni di anni fa, dall'azione di corsi d'acqua sotterranei
che hanno eroso la roccia calcarea. Sulla parete di uno di questi, il Mogotes
Dos Hermanas ( 4 Km ad ovest del paese ), è stato realizzato
un enorme murales, lungo 180 metri, che racconta la preistoria, si riesce ad
osservarlo nella sua interezza solo da una certa distanza. Altra caratteristica
della zona sono le grotte, la più interessante, visitabile in parte a piedi
ed in parte in barca lungo un fiume sotterraneo, è la Cueva dell'Indio, abitata
anticamente dalle popolazione indigene di Cuba. Ripresa l’autopista Habana-Pinar
del Río puntiamo questa volta a sud verso la nostra prossima tappa, la città di Trinidad.
Trinidad
Durante i vostri spostamenti lungo le arterie principali dell'isola
noterete delle persone vestite completamente di giallo, non sono un complemento
folcloristico dei nostri vigili urbani, sono in realtà dei funzionari governativi
che regolano la disciplina dell'autostop. Data la scarsità di mezzi e la mancanza
di corse regolari, queste persone, per ottimizzare i trasporti, stazionano
nei principali incroci, disciplinando le liste di attesa delle persone in coda.
Hanno il potere di fermare ed imbarcare, su tutti i mezzi statali e privati,
secondo le destinazioni ed i posti liberi. I turisti di regola non sono mai
fermati perché identificabili
dal tipo di targa ( particular ), comunque non sarebbe una cattiva
idea essere di un qualche aiuto, purtroppo per noi non fu possibile dato che
eravamo già in cinque. A onor del vero, devo aggiungere, per la serie tutto
il mondo è paese, che una nuova e fiammante mercedes con a bordo un pezzo
grosso dell'esercito con autista non fu neanche degnata di uno sguardo.
Trinidad è una
città museo, dichiarata dall' Unesco nel 1988 patrimonio mondiale dell'umanità,
ed è qui che meglio di altrove si può rivivere la magica ed antica atmosfera
coloniale dell'isola. Il fulcro della città coloniale ruota attorno alla Plaza
Mayor dove sono concentrati tutti gli edifici storici. Vi
si trovano il Museo Histórico Municipal, un ricco
palazzo coloniale appartenuto ad un'antica famiglia del luogo e successivamente
ad un ricco coltivatore di canna da zucchero, l'Iglesia Parroquial
de la Santíssima Trinidad , in cui è venerato il Vero Cristo
della croce, il Museo Romántico , ospitato nel Palazzo
Brunet, con l'esposizione di ambienti in stile coloniale, ed il Museo
di Arqueología Guamuhaya in cui si trovano oggetti di storia
naturale ed artigianato indiano. Infine, per ammirare Trinidad dall'alto, potete
raggiungere l'Ermita de Nuestra Señora de la Candelaria de la Popa salendo
per calle Simon Bolivar, l'eremo del XVIII secolo è purtroppo andato distrutto.
Ma quello che assolutamente non dovete perdere a Trinidad è l'occasione di
poter mangiare in uno dei Paladares , ristoranti
a gestione privata autorizzati dal governo a partire dal 1995, all’interno
delle antiche dimore coloniali . Vivrete così l'esperienza di mangiare in una
clima familiare ( benissimo e ad una cifra modesta ), nella sala da pranzo
di una nobile famiglia come se il tempo si fosse fermato. I Paladares normalmente
non hanno un'insegna esterna, per cui affidatevi direttamente a qualche ragazzo
del posto, faranno a gara per accompagnarvi, chiaramente per prendere una piccola
commissione, una volta preso contatto scegliete il menu e stabilite il costo
tutto compreso. La cucina cubana non ha grandi tradizioni, i piatti principali
sono a base di carne di maiale ( puerco asado o carne de cerdo ) o pollo, accompagnati
da riso condito con fagioli neri o rossi, insalate, pomodori, banane fritte
e frutta fresca, il pesce è più difficile da trovare ma se avete deciso di
gustarlo non fermatevi al primo Paladares.
Versante Atlantico
Lasciata Trinidad sul mar dei Caraibi
attraversiamo tutta l'isola nella sua larghezza e puntiamo veso nord in direzione
di Cayo Coco sul lato Atlantico. I Cayos sono atolli
corallini piatti ( se ne contano più di 4000 ), per la maggior parte disabitati.
Dopo aver pernottato a Moron , una piccola cittadina di fronte al Cayo, dove
ceniamo nuovamente in un Paladares (praticamente nella cucina di casa di un
ingegnere, perché nella sala da pranzo c'erano degli italiani che dormivano),
la mattina successiva imbocchiamo la rialzata che dal 1988 unisce Cayo Coco
con la terraferma. All'inizio della strada c'è un posto di blocco dove vengono
controllati i documenti, perché ai cubani ( tranne quelli che lavorano negli
alberghi sull'atollo ) l’accesso è interdetto, per paura che il cayo possa
diventare una base per l'espatrio clandestino verso gli U.S.A. Cayo
Coco è la più grande isola turistica dell'arcipelago di Camaguey
, lunga 37 Km con 21 Km di spiagge bianche lungo l'atlantico. L'interno è ricoperto
di foreste e popolato da animali selvatici , mentre il lato che vede Cuba forma
con questa una bassa laguna, ambiente ideale per molte colonie di uccelli marini
come gli aironi cinerini , i pellicani , ed i fenicotteri rosa ( se riuscite
a vederne ).
La seconda settimana cubana
Cosi dopo aver goduto dello splendido mare di
Cayo Coco, terminiamo in giornata il nostro piccolo Tour di Cuba rientrando
nel nostro albergo di Playa Santa Lucia. Qui trascorriamo la seconda settimana
del nostro soggiorno, rinunciando purtroppo a visitare la parte sud di Cuba,
ma d'altra parte come ho già avuto modo di dire, se si vuole fare un giro
completo dell'isola non bisogna avere una sistemazione fissa. Comunque non è mancato
il tempo, oltre a crogiolarci al sole di playa Los Cocos, di fare un salto
a visitare Camagüey ,
la capitate della provincia omonima. E forse potrà capitare anche a voi di
conoscere un simpatico cubano che appena entrati in città ci è venuto incontro,
come se già ci conoscesse ( citando a caso uno dei 2 o 3 alberghi di Playa
Santa Lucia, tanto vanno tutti li ) offrendosi di farci gratuitamente da guida
turistica in quello che era il suo giorno di riposo. Ad un certo punto, dopo
averci scorazzato in lungo e in largo, ci ha chiesto di accompagnarlo a casa,
per evitare che la moglie ( una ragazza carina e più giovane ) lo rimproverasse
per il ritardo. Cosi abbiamo conosciuto tutta la sua famiglia, animali compresi,
apprendendo al contempo che gli necessitavano trenta dollari, che avrebbe prontamente
restituito il giorno dopo, per fare un regalo ad un suo amico ( tenete conto
che un camionista conosciuto in spiaggia ha quantificato il suo stipendio mensile
in 5 dollari ). Sfortunatamente era il nostro penultimo giorno di permanenza
a Cuba e si è dovuto accontentare di un bel deca italiano perché di dollari
non ne avevamo più, comunque è stato contento lo stesso, perché, come ci
ha fatto vedere e questo era vero, faceva collezione di monete straniere, spiegandoci
che per quello ( tanto per capire il clima che c'è ancora a Cuba ) aveva un
regolare permesso della polizia.
E così termina la nostra vacanza a Cuba, di cui ricorderemo sempre, oltre alla bellezza del posto, la cordialità e
amicizia del suo popolo.