Storia e Turismo Palizzi
E' un bellissimo e caratteristico comune della provincia di Reggio Calabria il
cui territorio si dipana sulle pendici meridionali dell'Aspromonte fino a lambire
le acque dello Ionio.
Si compone di Palizzi Marina (2.068 ab.),
Palizzi Superiore (385 ab),
Pietrapennata (148 ab),
Spropoli (258 ab).
Altre frazioni abitate del Comune sono Contrada Iermanata (22 ab.) situata nella
parte montana, Contrada Gruda (102 ab) sul litorale e Case Sparse (102 ab).
Palizzi è il Comune più meridionale della nostra penisola.
Il suo territorio corrisponde alla parte più estrema dell'antichissima
regione che, una quarantina o cinquantina di secoli addietro, dopo essere stata
indicata come ESPERIA (terra d'occidente) ed Enotria (terra del buon vino) fu
chiamata Italia, forse dal nome del "vitello" sfuggito ad Ercole o più
verosimilmente da quello del leggendario re Italo.
Qualcuno ha ipotizzato che essendo greco il nome Palizzi, forse si trattò
di una delle sette città fondate dai calcidesi e ricordate da Aristotele.
Ma il geniale orientalista, il gesuita Cesare de Cara, sostenne che le coste meridionali
dell'antichissima Italia furono occupate dagli Hethei - Pelasgi provenienti dalla
Mesopotamia al tempo della cosiddetta "Civiltà minoica" che lo
studioso preferì indicare come "civiltà Hetheo - Pelasgica".
Dal nome appunto di quei popoli che muovendosi contemporaneamente andarono ad
occupare le Isole dell'Egeo, il Continente greco e le coste meridionali dell'Italia,
portandosi dietro il bagaglio delle loro credenze religiose, delle loro conoscenze
metallurgiche ed esperienze ceramistiche. Lavorazione queste ultime dalle quali
si ricavano bombole, vasi, piatti, tegole, mattoni ed altri utensili, i cui cocci
si chiamano "straci" che indicano la probabile origine del nome di Stracia.
Ossia di quella frazione che oggi risulta essere la parte più popolata
del Comune. Alcuni altri toponimi che si richiamano a luoghi di culto pagano e
fortificazioni militari sono: Il Promontorio di Ercole (Capo Spartivento), Alica,
Apita, Campo Venere, Passo della zita (zita - città), Muro-rotto, Spropoli.
Il Muro-rotto prima che si rompesse era sicuramente chiamato "Muro"
che serviva per serrare la frontiera tra le antiche Repubbliche di Locri e Reggio
e a chiudere l'accesso verso le strutture del Porto di Palizzi segnalato ai naviganti
già dal geografo Strabone di Amasia qual "comodissimo" punto
di approdo, sicuro rifugio e base per rifornimento di viveri legna ed acqua occorrenti
alle navi in transito.
Spropoli. II suo nome, con tutta probabilità, deriva da "Propilei"
che è il termine con il quale in Atene venivano indicate le avamporte dell'Acropoli,
ovvero la città fortificata. A Spropoli dunque ci sarebbe stata una stazione
delle guardie di frontiera che in quei lontanissimi tempi si chiamavano "peripolòi".
Per la presenza nel suo territorio di un Monastero Basiliano, di un Convento dei
Prati Minori Conventuali, di 14 Chiese e 10 Cappelle tra pubbliche e private,
di una Comuneria di Preti latini, Palizzi, dopo essere stato un centro di religiosità
pagana, divenne una "piccola Tebaide" cristiana.
La Terra di Palizzi, dai Normanni in poi, fu sotto il dorninio dei seguenti feudatari:
1) Il Vescovo di Bova fino ai primi decenni di Federico 2°;
2) I Ruffo che durarono fìno al 1504;
3) Gli Ajerbe d'Aragona dal 1504 al 1580;
4) I Principi Colonna dal 1580 al 1654;
5) I Principi Arduino dal 1654 al 1751;
6) I de Blasio dal 1751 fino all'abolizione della feudalità.
Meritano una speciale menzione i Baroni don Francesco Colonna e l'on. Avv.
don Tiberio de Blasio per aver fatto restaurare il Castello rispettivamente
nel 1580 e 1866. Oggi, purtroppo, l'Antico maniero ricco di tanta storia e meta
assidua di visitatori necessita di urgenti restauri che tardano ad arrivare.





