Storia e Turismo Montauro
Il nome Montauro è riscontrabile in molti monumenti greci e nelle parole
"ORO CRUSUS", vale a dire, monte d'oro o del colore dell'oro.
Abbiamo anche MONTAURUS e MENTABRO; il primo, contrazione di Mons Taurus, si
riferisce al fatto che sembra che sulla cima del monte Paladino sorgesse un
tempio dedicato al dio Toro, l'altro nome è d'incerta spiegazione.
Le origini di Montauro risalgono al VIII° secolo d.C., la data è
citata nei documenti conservati al FONDO MORANO della BIBLIOTECA NAZIONALE DI
NAPOLI; da questa documentazione emerge che il primo nucleo abitato di Montauro
è localizzato a "MUCATU" una zona a nord del paese, sopra le
case "sdarrupate".
Un altro documento che segnala l'esistenza di Montauro risale al 1096; è
un attestato di donazione di un mulino al Conte Launino "per gli operai
del monastero di Montauro" da parte del Conte Ruggero dei Normanni.
In quell'anno, infatti, il Conte Launino stava riadattando il monastero di San
Giacomo, presso Montauro; quello che poi dal 1614 fu detto di S. Anna.
Lo scrittore Arcangelo Pisani, nel romanzo "Triste Epilogo", pubblicato
nel 1895 così descrive Montauro:
"A mezza costa di Monte Paladino, si stende, per breve tratto, con le sue
grigie case, d'uliveti, di pascoli; il terreno rotto da burroni profondi, si
apre concavo verso il Mare Jonio.
Montauro appollaiata lassù, si affaccia sul mare tanto che par di averlo
lì, sotto mano, mentre ne dista un quattro chilometri".
Nel secolo VIII° centinaia di monaci greci, perseguitati da eretici iconoclasti
orientali, si rifugiarono lungo le coste dell'Italia meridionale fondando molti
monasteri e creando comunità civili e religiose; una di queste fu Montauro.
I primi abitanti di Montauro furono, probabilmente, membri di queste comunità
formatesi all'ombra del monastero di San Giacomo, quello che dal 1614 fu detto
di S. Anna, in quanto il Conte Ruggero dei Normanni aveva donato al Conte Launino
un mulino "per gli operai del monastero" di Montauro.
Nell'anno 1099 Montauro era già un "casale" vale a dire una
comunità ben strutturata. Fu in questo periodo che in Montauro si affermò
il culto di San Pantaleone, probabilmente giunto per opera di quegli stessi
monaci orientali.
Il vero sviluppo del paese si ebbe dopo l'anno mille e fu incentivato ad opera
dei Normanni e dei Certosini di San Bruno di Serra; i Normanni sottraendo ai
Bizantini le terre di Calabria, fondarono uno stato di tipo feudale con a capo
Roberto il Guiscardo e a partire dal 1130 con il re Ruggero II°.
Iniziò così il lento processo di "occidentalizzazione"
del Meridione in generale e della Calabria in particolare, che portò
Montauro, con la donazione di Ruggero a favore di San Bruno, ad essere sottoposta
alla giurisdizione della certosa e non più del Vescovo di Squillace.
Proprio in questo periodo la popolazione originaria subisce un notevole incremento:
qui furono, infatti, mandati al confino coloro i quali a Capua osarono tradire
Ruggero dei Normanni.
Si trattava di 162 congiurati d'origine squillacese e soveratese che scontavano
la loro pena come servi dei padri certosini di Serra San Bruno.
È possibile, grazie alle testimonianze storiche, conoscere alcuni dei
cognomi di quei congiurati giunti forzatamente nel nostro sito: Manno, Amato,
Politi, Spadea ed un certo Clericò con il seguito d'otto figli.
Seguirono di qui tutta una serie di vicende politiche e giudiziarie relative
alla giurisdizione sui "casali" che si protrassero fino alla metà
del 1200, quando la popolazione di Montauro era in modo evidente aumentata:
nel primo censimento effettuato nel 1276 gli abitanti furono 1175.
Questo numero scese in modo vertiginoso nel 1476 quando una terribile pestilenza
decimò drasticamente la popolazione.
Lo spopolamento divenne un fatto politico e sociale, quando con il Trattato
di Granada del 1500, il sud dell'Italia passò sotto la dominazione spagnola.
Quegli anni bui e tristi di soprusi, ricatti e sopraffazione dei nuovi "padroni",
spinse i cittadini validi a darsi alla fuga.
Questo fenomeno assunse i caratteri strategici di tipo militare, quando in occasione
delle invasioni Turche, molti abitanti si trasferirono sulle colline per meglio
organizzare ed affrontare la difesa.
Nel 1815, con il ritorno dei Borboni, la popolazione può essere stimata
intorno alle 1601 unità, di cui 340 donne addette ai telai familiari
con la qualifica di "LIATRICE". Dopo l'unità d'Italia si può
affermare che la popolazione di Montauro stabilizzatasi nel numero, raggiunse
un livello d'organizzazione e strutturazione ottimo: vi era un discreto benessere,
gli artigiani facevano apprezzare le loro opere, i contadini si dedicavano al
lavoro dei campi e le donne affaccendate al telaio, al bucato ed a preparare
i piccoli per la scuola.






