Da Visitare Gasperina
I ruderi della Grancia di S. Anna sorgono sulla sommità di una collina
a sud del centro abitato di Montauro, nelle vicinanze del confine tra questo
Comune e Gasperina.
L'edificio fortemente danneggiato durante il terremoto del 1783 è stato
da allora lasciato completamente abbandonato. Le parti murarie sopravvissute,
pur nel loro degrado, consentono ancora una lettura sostanziale dell'insieme
monumentale.
Adibito a monastero, al centro di un vasto territorio agricolo di sua pertinenza,
ha le caratteristiche di una costruziane fortificata. La pianta di forma rettangolare
(di dimensioni 60x40 mt), con orientamento est-ovest secondo il lato maggiore,
ha quattro torri quadrate poste ai vertici del rettangono ed un solo ingresso
sul lato ovest, dove il suolo meno degradante consente un più agevole
accesso.
Il tipo di pianta, le funzioni produttive che vi si svolgevano in relazione
al territorio agricolo, il rapporto con altri edifici e costruzioni, che costituivano
un unico sistema produttivo (i cui resti sono ancora visibili), evidenziano
l'origine cistercenze di questa costruzione, confermata dalla vecchia dedica
del monastero a S. Giacomo. Un edificio, quindi, di notevole interesse storico
in riferimento alla eccezionalità della tipologia architettonica ed urbanistica,
pur ricorrente in altre aree geografiche europee, ed in riferimento al valore
di testimonianza della storia del monachesimo in Calabria.
Per quanto riguarda le caratteristiche dell'edificio, evidenti sono le analogie
tra i particolari delle feritoie, del cordolo e della tecnica edilizia con quelli
della Chiesa di S. Pantaleone (Chiesa Madre di Montauro), soprattutto nella
torre che sappiamo sicuramente datata alla seconda metà del '500, tanto
che possiamo ipotizzare, un medesimo momento costruttivo e forse l'uso delle
stesse maestranze.
Non si può comunque escludere che le parti murarie in vista o altre non
ancora nesse in luce, possano appartenere a fasi edilizie precedenti, avendo
conoscenza documentata da fonti storiche, dell'esistenza del monastero già
in età medioevale.
Le mura perimetrali, conservate nelle loro masse principali, sono percorse da
un cordolo in pietra sul paramento esterno, posto all'altezza del piano di calpestio
principale, ad una quota molto superiore, al piano di campagna, tanto che è
ipotizzabile l'esistenza di un ponte levatoio sul lato ovest, in modo da permettere
l'accesso al portone principale; questa ipotesi sarebbe confermata dall'esistenza
di una depressione sul fronte ovest ancora evidente.
Su questo lato le masse murarie appaiono molto lesionate e dissestate: la torre
di nord-ovest risulta divisa in due in senso verticale; al centro del prospetto
vi è un grande portale in bugnato di cui rimangono solo gli stipiti,
probabilmente concluso da un arco a tutto sesto.
Ai lati del portale in basso vi sono numerose feritoie, in tutto simili a quelle
della chiesa, mentre all'altezza del primo piano si aprono quattro finestroni
rettangolari coronati da tipani in cotto, di cui rimane un unico campione nella
finestra a sud accanto al portale.
Le torri d'angolo sono costruite tutte con medesimi criteri: divise all'interno
in due piani, si aprono all'esterno in basso con feritoie da fuoco ed in alto
con ampie finestre.
Sul lato sud, dove il basamento dell'edificio raggiunge una maggiore altezza,
il prospetto è caratterizzato da nove finestroni posti in alto sopra
il cordolo; verso il mare si apriva un portale ad arco acuto, oggi murato. La
torre sud-est risulta molto danneggiata dal terremoto e manca di tutta la parte
alta. Il lato est presenta, oltre la solita serie di finestroni e feritoie,
una porticina con arco a tutto sesto, ora murata, doveva costituire un'uscita
secondaria non puù utilizzata in seguito. La torre nord-est è
quella meglio conservata come anche tutto il lato nord che, fatta l'eccezione
di una grande lacuna nel muro, è quello che forse ha subito meno danni
dal sisma.
Un'idea complessiva dell'originario aspetto esterno del monastero si può
avere dalla rappresentazione nell'affresco conservato a fianco dell'entrata
della chiesa di S. Pantaleone, dove l'edificio è rappresentato nella
sua interezza in una visione prospettica da valle.
Dell'interno non si può dire molto: tutta la pianta, organizzata su almeno
due piani, molto complessa, è appena intuibile. Le erbacce e le macerie
nascondono quanto resta delle antiche strutture, articolate forse attorno ad
un grande chiostro centrale.
Le torri angolari hanno un ambiente al piano terreno, a pianta quadrata, coperto
con volta a vela che sorregge un secondo piano, anch'esso a pianta quadrata
di cui è conservata l'originaria volta ad "incannucciata" nella
torre nord-est.





