Storia e Turismo Filogaso
II comune di Filogaso, non ricadendo in zone di "comunità montane"
pur estendendosi nelle immediate propaggini delle "Serre" e di "Fossa
del Lupo", non ha potuto essere inserito in progetti sovracomunali fnalizzati
al soddisfacimento della vocazione turistica del proprio territorio.
E, tuttavia, non può certamente dirsi che manchino le condizioni paesaggistiche
ed ambientali idonee a permettere lo sviluppo turistico del luogo.
Di fatto, Filogaso, gode di una posizione mediana tra i "monti" ed il
"mare", equidistando da questi luoghi ad alta concentrazione turistica
di soli 15-20 Km; dispone di oltre cento abitazioni sfitte, tutte ubicate nel
centro storico come conseguenza di una ricerca di urbanizzazione di tipo "inglese",
con abitazioni o villette fornite di verde. Detta situazione, quindi, favorisce
il facile instaurarsi di flussi turistici che possono ottenere ricezione a prezzi
altamente competitivi. Tanto premesso, si ritengono necessari una serie di interventi
per rendere fruibili luoghi naturali ricchi di flora lussureggiante e di sorgenti
purissime, i quali sono ampiamente apprezzati dall'associazione "Amici della
Terra" dai "Boy-scoots" e da "WWF", che qui a Filogaso
ha sede riconosciuta dalla delegazione regionale.
Si allude, al Bosco Fallà, che consiste in una estensione di terreno, interamente
ricoperto, pari a 195 ettari. Si tratta di un luogo popolato da molte specie di
animali selvatici ed ove cresce spontaneamente il "corbezzolo", pianta
mediterranea in estinzione. Inoltre nella parte centrale della forestazione, resistono
ancora i ruderi di una chiesetta, denominata della "Madonna dell'Arco",
andata distrutta con i numerosi terremoti.
La zona, demanio di questo comune, gode di una posizione geografica di particolare
rilievo in quanto si estende nel territorio compreso tra S: Nicola da Crissa ed
il lago Angitola ed è servita sul lato ovest dalla s,s, 110. Detta rete
stradale, quindi, consentirebbe la fruizione dal bosco ai comuni di Maierato (
10 Km ), Monterosso ( a 12 Km ), Capistrano ( a 8 Km ), San Nicola da Crissa (
a 5 Km ) e Filogaso.
Altra zona d'interesse ambientale è la vallata del torrente Fallà,
il quale si origina nel dorsale delle Serre iniziando il suo corso sulla collina
di San Nicola da Crissa e si riversa, nel periodo invernale, con notevole violenza
lungo il fondo valle ai piedi del bosco omonimo. Prima dell'esodo migratorio degli
"anni 50" queste acque venivano incanalate con estrema cura dal mondo
contadino che li utilizzava per il funzionamento dei mulini, azionati da ruote
"persiane", e dei "troppeti" per la molitura delle olive.
In questo recente quarantennio gli sterpi ed i rovi hanno invaso l'intera vallata
e l'incuria dovuta ad assenza di lavoratori della terra ha provocato un dissesto
idrologico di notevoli proporzioni.
II territorio, quindi, bonificato e curato, offrirà all'agriturismo una
sicura incentivazione sulla promozione di ogni iniziativa alla cui valorizzazione
concorre l'amenità de l vi cino bosco Fallà.
Infine, di notevole interesse storico-ambientale è l'individuazione ed
il mantenimento dei percorsi che portano alle vecchie sorgenti intorno al paese.
Si va dalla fontana "Zu Frò" (termine di origine greca) la quale
è localizzata vicino alla strada provinciale per Vazzano, alla sorgente
di "Panajia" che si origina nell'omonima località alla periferia
del centro urbano; dalla fontana dei "Monaci" ( Cappuccini ), usata
da quei frati quale acqua curativa, che si trova lungo la strada provinciale per
San Nicola da Crissa, alla sorgente da "Vina", termine questo dialettale
che indica una "vena" di acqua che sgorga dalla collina del Fallà
e si riversa nell'omonimo fiume.
Si tratta, in sostanza, di luoghi non ancora devastati dalle ciminiere e dall'inquinamento
industriale e che si vuole restituire alle proprie primarie ricchezze naturali
in un contesto benefico per la società Filogaso è un centro agricolo di 21 Kmq. Con 1420 abitanti dista 15 km
da Vibo Valentia ed 83 da Catanzaro ed è posto sul fianco occidentale delle
Serre, nel bacino del fiume Mesima a 286 metri sul mare.
Le origini di Filogaso come di tanti centri della Calabria si perdono nella leggenda.
II nome fa pensare ad una colonia di emigrati greci al tempo delle persecuzioni
iconoclastiche.
Per diverso tempo fu semplice casale di Motta Angitola. Nel 1496 assieme alla
vicina Panajia, che apparteneva alla contea ( poi marchesato ) di Arena, fu costituita
come baronia a se ( comprendente i casali di S. Onofrio, Panajia, S. Demetrio,
Stefanaconi e Belforte ) ed affidata dagli spagnoli alla famiglia dei Caraffa
del ramo di Nocera. I baroni vi costruirono un palazzo e ne fecero la loro sede
preferita anche quando ebbero la contea di Soriano e il ducato di Nocera. I Carafa
avevano iniziato la loro prestigiosa ascesa nei ranghi feudali e, nello stesso
tempo, nell'alta gerarchia ecclesiastica con Antonio Carafa, meglio noto con il
nomignolo di Malizia per la sua scaltrezza diplomatica impiegata al tempo della
regina Giovanna II di Napoli. Morto Antonio nel 1438, i figli seguirono fedelmente
le orme del padre. Oliviero divenne arcivescovo di Napoli ( 1458 ) e poi Cardinale
( 1467 ), primo di una lunga serie nella casata, che raggiunse con Paolo IV anche
l'autorità pontificia. Gli altri figli di Antonio divennero capostipiti
di vari rami feudali.
Dal duca Ferrante Carafa e donna Eleonora dei Marchesi di Arena nacque, a Filogaso
Tiberio, alto prelato nominato vescovo di Potenza. Lo stesso duca con la moglie
presero parte al sorgere della riforma cappuccina in Calabria, proteggendo i francescani
della riforma dalla furia violenta degli altri frati francescani.
Quello di Filogaso fu il primo convento dei cappuccini fabbricato in Calabria,
per opera di Padre Ludovico, primo provinciale nel 1532.
Da alcune stime dettagliate dei singoli possedimenti c.d. "apprezzi",
commissionati nel 1650 ad un archivista regio ( un certo Antonio Tango ) e custoditi
nella biblioteca dei Domenicani di Soriano, si ha l'impressione che in questo
territorio si conducesse una fervente attività religiosa: il convento dei
Cappuccini, posto su una collina ai piedi della quale sorge l'attuale cimitero,
contava 15 religiosi, cioè nove Padri e sei conversi; esisteva anche il
convento dei Domenicani, costruito accanto alla chiesa grande di S. Maria di Loreto,
che aveva sei Padri e nove tra chierici, novizi e conversi.
Anche nel campo laico si nota un fugace accenno al risveglio culturale dal tardo
medioevo. Elencando i "corpi feudali" della terra di Filogaso, gli "apprezzi"
scritti da Antonio Tango rivelano fra l'altro che don Francesco Maria Alfonso,
penultimo barone di Filogaso, oltre a diverse iniziative benefiche, aveva perfino
pensato di impiantare un piccolo teatro, restaurando opportunamente una antica
stalla. Purtroppo l'edificio fu parzialmente distrutto dal forte sisma del 1638,
per cui nel 1650 era in parte rabberciato con tavole e di fatto, inagibile. Se
però a Filogaso, dove la famiglia Carafa vi risiedeva preferibilmente,
era stato possibile organizzare delle rappresentazioni teatrali, vuol dire che
anche in questi territori l'età rinascimentale apriva nuove forme di cultura
e di civiltà.
II paese fu diroccato dal terremoto del 1638 e fu ricostruito in un luogo più
pianeggiante, accanto a Panajia, suo attuale quartiere. Anche i terremoti del
1659 e del 1783 arrecarono gravi danni, ma non fu mutato più sito.
Mutarono invece, notevolmente, le vicende politiche. ll 28 Aprile 1648 moriva,
senza eredi legittimi, Francesco Maria Domenico Carafa. I suoi molti feudi ( conte
di Soriano, barone di Filogaso, barone di Vallelunga, duca di Nocera dei Pagani
) tornavano automaticamente al regio patrimonio. Era il momento sempre bene atteso
dai re spagnoli, solleciti a rivendere ad altri generosi offerenti le terre vacanti,
potendo così rimpinguare al quanto le casse dell'erario, perennemente prosciugate
dal famigerato sfarzo cortigiano oltre che dalle pesanti spese militari. Cosicchè,
a dispetto della vedova dell'ultimo dei Carafa, Donn' Anna Pignatelli, che aveva
tentato di tenere per se alcune terre del congiunto, la baronia di Filogaso passò
nel 1653, ai Ruffo di Scilla i quali la tennero fino alla soppressione della fieudalità.
Del patrimonio artistico e religioso, che era scampato al terremoto del 1638 rimangono
oggi solo pochi ruderi ed alcuni oggetti in mano a privati. Si possono chiamare
in causa gli altri due gravissimi sismi del 1659 e del 1783, ma la responsabilità
maggiore della perdita, in questo ed in altri campi, va soprattutto alla incuria
umana.
Durante il periodo francese, nel 1799 e poi di nuovo nel 1807, Filogaso fu costituito
comune autonomo con Panajia come sua frazione; ma nel 1811, in una più
articolata divisione amministrativa, gli stessi francesi elevarono Panajia a rango
di comune e Filogaso fu retrocesso a frazione. Nel 1816 i riportarono le cose
allo stato di prima: Filogaso comune, Panajia sua frazione. Oggi fortunatamente
il paese è unico, senza distinzioni di rango tra i suoi quartieri.
Da Visitare Filogaso
Per avere informazioni sul comune: http://www.comunefilogaso.it . Nelle vicinanze è interessante la provincia di Vibo Valentia, di cui fanno parte anche le località di Fabrizia,Serra San Bruno.
Alcuni comuni nei dintorni:
FabriziaInteressante è la Chiesa Matrice di Sant'Antonio da Padova.
Serra San Bruno
Tra gli edifici spiccano le chiese barocche, gioielli dell’architettura tardosettecentesca. La più importante è la chiesa di S. Biagio, che venne ricostruita dopo il terremoto del 1783. Nella chiesa sono presenti: quattro statue in marmo del XVII se...





