Escursione in Val d'Otro - Valsesia
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Recensito da:
Carlo
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Una valle sospesa nel tempo, nel regno dei Walser
Itinerario: Alagna – Val d’Otro – Pianmisura
Dislivello: circa 600 m, da Alagna (1.191 m) a Pianmisura (1.782 m)
tempo totale di cammino: 4 ore tra salita e discesa a passo tranquillo
Dove rifocillarsi e pernottare: Rifugio Zar Senni, in Otro-Fraz. Follu, tel 0163922952
Come arrivare da Milano: in auto, autostrada A8 per Sesto Calende, poi A26 per Alessandria, uscita a Romagnano Sesia e statale 299 fino ad Alagna
Informazioni: APT Alagna, tel 0163564404, www.valsesia.it
Vi si arriva da Alagna Valsesia su un agevole sentiero di circa 2 ore: è il cammino che gli abitanti di Alagna facevano quando, all’inizio della stagione estiva, lasciavano le loro abitazioni in paese e si trasferivano negli alpeggi a quote più elevate, per restarvi all’incirca fino a Natale. Un’escursione “facile” ma che, forse più di altre, merita di essere vissuta con calma e curiosità e che ci permette di avvicinarci alla storia e al particolare sistema di vita comunitaria di queste popolazioni. Mentalmente dobbiamo fare un salto nel passato, quando, alcuni secoli fa, in Valsesia e nelle vicine vallate si insediarono in modo sempre più radicato le piccole ma tenaci comunità Walser, provenienti dal vicino Vallese. Un popolo di straordinari pastori-agricoltori che ha impresso un’impronta originale in un’ampia zona delle Alpi Occidentali.
I bellissimi alpeggi della Val d’Otro, già conosciuti prima dell’anno mille, ospitano l’insediamento walser forse più bello e intatto delle Alpi, il cui impianto architettonico e urbanistico costituisce un monumento di importanza europea. Numerosissime e perfettamente conservate sono infatti le tradizionali baite in legno di larice e pietra, concentrate in sei piccoli nuclei frazionali circondati da pascoli e coltivi.
Il percorso ha inizio ad Alagna in Piazza Grober (m 1200), a destra dell’omonimo monumento; passa dietro al teatro Unione Alagnese. Saliti alcuni gradini, dove troviamo le indicazione per la Val d’Otro, prendiamo una stradina che passando per il quartiere “Riale superiore” ci conduce in pochi minuti all’uscita del paese: alla grande fontana facciamo scorta di acqua fresca prima di iniziare la salita vera e propria. Procediamo poi sul sentiero acciottolato che si addentra nella valle: pochi minuti e incrociamo una strada sterrata – noi continuiamo diritti seguendo l’indicazione per la Val d’Otro (sentiero nr. 3).
In breve siamo in mezzo al fresco bosco; eccoci al primo bivio, laddove ambedue i sentieri portano in Val d’Otro: noi prendiamo a destra il nr. 3, che punta più direttamente alla nostra destinazione (il 3A, sulla sinistra, col suo sviluppo più lungo e la salita meno ripida, era quello su cui transitava il bestiame condotto agli alpeggi). Saliamo regolarmente, gradino dopo gradino, un tornante dopo l’altro; lungo la via troveremo, sulla nostra destra, svariate cappellette. E’ un itinerario ombreggiato, relativamente fresco anche nelle calde giornate estive. Tratti a gradoni più impegnativi (ma comunque facilmente superabili) si alternano a momenti più rilassati semipianeggianti. Ancora una fontana: qui seguiamo il tornante che piega a destra, destinazione sempre Otro.
Camminiamo da circa 1 ora ed ecco che la valle inizia ad allargarsi, scorgiamo le prime sagome del villaggio mentre il sentiero si fa pianeggiante e luminoso, abbellito da vivaci fioriture di epilobio e invitanti cespugli di lamponi. La Val d’Otro è una “valle sospesa”: si dice così quando lo sbocco della valle presenta una sorta di salto notevolmente verticalizzato rispetto al piano della valle sottostante (in questo caso quello della Valsesia); una tipica morfologia prodotta dall’erosione glaciale, dove però il potere di erosione del ghiacciaio della valle principale è stato decisamente superiore (ha scavato di più) rispetto a quello tributario. La “valle sospesa” è però anche e soprattutto una “sorpresa”, un paesaggio che si rivela e si dispiega davanti a noi quasi all’improvviso, con un impatto decisamente suggestivo. Rimarrette sicuramente a bocca aperta.
Nell’ampio pianoro (quota circa 1.660 m), incorniciato da un frastagliato ventaglio di monti, sono adagiate sei piccole frazioni, perfette nella bellezza delle tipiche architetture delle case Walser che si stringono protettivamente l’una all’altra, ma tutte con lo stesso orientamento rivolto verso il sole, mentre si notano sui declivi le precise geometrie dei campetti un tempo più intensamente coltivati. Sullo sfondo del gruppo di case più decentrato (Feglierec) spicca il profilo maestoso del monte Tagliaferro, mentre Follu si raccoglie intorno alla chiesetta affrescata, dedicata alla Madonna della Neve. C’era un sacerdote che risiedeva stabilmente in questa località e i bambini che frequentavano la scuola ad Alagna, facevano tutti i giorni il cammino su e giù. Il forno da pane, restaurato, lo troviamo nella frazione Dorf: la cottura del pane era un rito collettivo fondamentale, che si faceva 2 volte all’anno. Scarpia è l’ultimo villaggio, in posizione particolarmente suggestiva; qui notiamo anche la singolare struttura delle case, difese dalle valanghe da un terrapieno che si raccorda ai tetti a mo’ di protezione. L’armonia è l’impronta dominante di questa bella valle: natura, villaggi, campi coltivati e pascoli sembrano formare un insieme perfettamente equilibrato, ed è facile sentirsi invasi da un sentimento misto di ammirazione e nostalgia di un mondo passato che ci si presenta in tutta la sua bellezza, mentre la durezza estrema di quelle condizioni di vita rimane più in ombra. Per chi come me ama la montagna è davvero difficile il solo pensare di dover tornare indietro ed abbandonare luoghi simili.
In Val d’Otro le strade e le auto non sono arrivate e capita ancora di incontrare qualche agricoltore che trasporta le sue cose a dorso di mulo. Per fortuna la comunità locale resiste alla tentazione di massificare questo luogo splendido che verrebbe completamente snaturato perdendo tutto il suo fascino.
Da Follu un segnavia indica Pianmisura a 30′: vale assolutamente la pena di completare questo giro perché il sentiero che si percorre è bellissimo e la salita moderatissima. Pianmisura si trova quasi alla testata della valle, una conca dal carattere severo e affascinante insieme, soltanto prati e rocce e piccoli nuclei di casette in pietra decisamente spartane, in gran parte abbandonate. Spicca per contrasto, l’elegante facciata della chiesetta restaurata. A Pianmisura si respira un’atmosfera un po’ malinconica, c’è la chiara percezione di un tempo che è passato, di una storia conclusa e che non può tornare – anche se alcune case recentemente restaurate sono il segno dell’attaccamento di questa gente ai propri luoghi e della volontà di tenerli in qualche modo vivi.
Convinti di aver fatto un’escursione che rimarrà per sempre nei nostri cuori, torniamo ad Alagna per gli stessi sentieri seguiti all’andata.
Categoria: Itinerari e escursioni
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