Cultura
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La storia e la cultura del Burundi sono da secoli caratterizzate dal contrasto tra le tribù Hutu, prevalentemente formate da agricoltori sedentari, e quelle dei Tutsi, pastori nomadi. Questi nel corso del tempo, dal XV secolo, formarono importanti unità territoriali e regni.
Verso la fine del XIX secolo il Burundi cadde sotto la mira espansionistica tedesca e all’inizio del 1900 entrò a far parte come colonia dei territori dell’Africa orientale tedesca. La fine della Prima guerra mondiale e la sconfitta teutonica portò al passaggio di consegne dall’ex impero tedesco alle Nazioni Unite che ne girarono l’affidamento territoriale al Belgio come possedimento.
Finalmente raggiunta l’indipendenza nel 1962 con una forma di monarchia costituzionale esplose in tutta la sua cruenza il conflitto etnico.
Tra colpi di stato e massacri le ostilità conobbero un crescendo di violenza per tutti gli anni ’80 e ’90, rendendo necessaria la scelta politica e sociale del pluripartitismo per cercare di far confluire le forze extraparlamentari nel sistema e per procedere ad una democratizzazione per tappe.
Il fallimento di tentativi di dialogo, le rappresaglie, il pericolo di un’estensione incontrollata dei torbidi anche nei paesi limitrofi, cosa per altro accaduta, e la disperazione della popolazione hanno portato le parti alle trattative per un cessate il fuoco che si sono svolte a Dar as-Salam, in Tanzania, nel 2006.
Tutt’ora in vigore la tregua però risulta essere sotto osservazione speciale da parte della comunità internazionale nella speranza che si tratti di un passaggio duraturo e fondamentale per la pacificazione del paese.
La popolazione secondo gli esperti è formata per quasi due terzi dall’etnia Hutu, mentre il resto da quella Tutsi ed una percentuale intorno all’1% da pigmei. Nel corso dei secoli le componenti sociali del paese hanno gelosamente ed orgogliosamente conservato le proprie tipiche caratteristiche culturali in cui il linguaggio, l’arte e la cultura sono l’asse portante della propria identità. Queste oggi oltre che essere alla base della separazione concettuale tra le parti rappresenta una risorsa di incredibile ricchezza specialmente riguardo ad un futuro pacifico e ricco di scambi con il resto del mondo, che porterebbe anche migliaia di turisti a godere del bel clima del Burundi.





